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Una matassa inestricabile che lega, tra le sue maglie, i clan mafiosi di spicco a Messina. E’ quanto scoperto dalla Squadra Mobile della città dello Stretto che, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia peloritana, ha fatto luce su come alcuni affiliati alle cosche mafiose, legati a personaggi del mondo politico locale, abbiano ostacolato la libertà di voto per le consultazioni elettorali regionali, politiche e comunali che vanno dall’ottobre 2012 al giugno 2013.

Complessivamente sono 35 le persone arrestate. Tra loro 26 sono state raggiunte da ordine di custodia cautelare in carcere e 9 sottoposte agli arresti domiciliari. Sono 4 invece le società sequestrate con le quali settori commerciali leciti concorrevano al mantenimento di attività illecite. Le misure cautelari sono state eseguite dalla Squadra Mobile di Messina con la collaborazione dei Commissariati della Provincia e delle Squadre Mobili di Palermo, Catania, Caltanissetta, Enna, Reggio Calabria, e Vibo Valentia. I destinatari delle misure cautelari sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di aver costituito e fatto parte di una associazione mafiosa attiva nel quartiere “Camaro – San Paolo”, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la persona ed il patrimonio, tra cui estorsioni e spaccio di sostanze stupefacenti.

Dalle indagini è emerso in particolare come, mediante un diffuso e capillare sistema clientelare, il gruppo ostacolasse la libertà di voto, “procurando voti – scrivono i magistrati secondo quanto riferisce l’askanews – ai candidati Franco Rinaldi, Francantonio Genovese e Paolo David in occasione delle consultazioni elettorali per il rinnovo del consiglio regionale del 28-29 ottobre 2012, delle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 e delle elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Messina del 9-10 giugno 2013”, in cambio di denaro, generi alimentari, assunzioni presso strutture sanitarie, agevolazioni per il disbrigo di pratiche burocratiche ed altro.

Tra le persone coinvolte c’è anche Giuseppe Capurro, un ex consigliere comunale di Messina, candidato alle elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Messina del 2013, poi non rieletto, è ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa, il quale si sarebbe attivato per la risoluzione di problematiche amministrative di particolare interesse per l’organizzazione criminale. Le indagini, svolte in un arco temporale che va dal luglio 2011 al giugno 2013, hanno disegnato uno spaccato estremamente aggiornato del contesto criminale di Messina, evidenziando l’attualità del clan mafioso nel quartiere di Santa Lucia Sopra Contesse, con a capo il boss detenuto Giacomo Spartà, il quale da dietro le sbarre continua ad avvalersi della collaborazione dei suoi uomini di fiducia. Pesanti forme di estorsione agli imprenditori e la costituzione di società, sono state documentate dalle forze dell’ordine. Attraverso queste ultime, il gruppo riusciva ad inserirsi in remunerativi settori commerciali come quello edilizio e dei servizi di sicurezza dei pubblici spettacoli, così da ottenere apprezzabili introiti da investire in attività illecite come il traffico degli stupefacenti.

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