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Una stretta di mano tra un esponente di primo piano del Governo Renzi e un boss della ‘ndrangheta. È quanto due detenuti sostengono abbia fatto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, secondo un’intercettazione che verrà pubblicata integralmente dall’Espresso domani in edicola e viene anticipata sul sito web del settimanale. Delrio si difende e contrattacca, sostenendo di essere “nel mirino di poteri oscuri”. Secondo le intercettazioni, i due detenuti, Domenico Curcio, prestanome di un clan ‘ndranghetista, e l’ex giornalista sportivo Marco Gibertini, tirano in ballo il ministro dopo averlo visto in televisione. Nel dialogo, riferendosi a un episodio relativo al periodo in cui Delrio era sindaco di Reggio Emilia, fanno capire che avrebbe stretto la mano a tale ‘Nicola’, durante una visita a Cutro. Secondo quanto riferisce l’Espresso, i carabinieri sostengono che il riferimento sia al boss Nicolino Grande Aracri. Tuttavia, nel 2009, momento in cui sarebbe avvenuta la presunta stretta di mano, il boss era in carcere.

Sentito da L’Espresso, il ministro Graziano Delrio si dice “assolutamente tranquillo”. Conferma di aver consegnato direttamente al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, un esposto contro anonimi, per far sì che l’opinione pubblica possa sapere con certezza se “esistono davvero pezzi dello Stato che hanno tentato di costruire dossier contro altri pezzi dello Stato”. E poi, sul particolare episodio della stretta di mano aggiunge: “Questa seconda intercettazione che voi avete scovato negli atti del processo reggiano fa riflettere. A Cutro sono rimasto solo 24 ore, e ho svolto solo incontri istituzionali con il sindaco. In piazza ovviamente avrò stretto centinaia di mani, potevano essere di chiunque. Nicolino Grande Aracri so benissimo chi è, conosco la sua storia criminale, ma non so che faccia abbia visto che non lo conosco”.

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