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Tra i 14 e i 17,5 miliardi di euro all’anno. E’ questa l’impressionante cifra del business delle agromafie e del caporalato in Italia. Il dato arriva dal terzo rapporto su questo genere di criminalità predisposto dall’Osservatorio Placido Rizzotto e presentato oggi a Roma. Un dossier che di dati ne contiene diversi, tutti indicativi della portata del fenomeno delle mafie e della criminalità economica nelle campagne, a cominciare dalle 3.600 organizzazioni criminali in tutto lo spazio Ue.

E poi i 670 miliardi stimati di mancati ricavi per l’economia legale in Ue, ovvero il 3,6% del Pil mondiale è fatto di attività criminali. La contraffazione galoppa: +150% nell’area Ocse, in Italia +128%. E del falso l’agroalimentare rappresenta il 16% dell’intero business, per un valore di circa 1 miliardo di euro. Secondo il rapporto, elaborato su dati di Flai Cgil, Dna, Corpo Forestale dello Stato, assosciazione Bruno Trentin, Tecnè, Crim, Corte dei Conti, Unodc, Censis, Mise, commissione parlamentare Contraffazione, ministero della Giustizia, ministero del Lavoro, Inea, Ilo, nel mondo 20 milioni di persone sono soggette a condizioni di lavoro forzato per profitti stimati in 150 miliardi di euro; 3,5 milioni in agricoltura al mondo per 9 miliardi di profitti; 80 epicentri in Italia nel quale sono stati riscontrati fenomeni di grave sfruttamento in agricoltura; 100.000 lavoratori in Italia in condizioni di sfruttamento e grave vulnerabilità.

Nel Rapporto viene spiegato che c’è una economia non osservata stimata tra 250 e 290 miliardi di euro; una economia sommersa e informale in agricoltura che vale tra i 2 e 5 miliardi. Sono tra i 3 e i 3,8 milioni le persone con impiego irregolare in Italia con un danno economico tra i 25 e i 35 miliardi di euro; tra 400.000 e 430.000 in agricoltura con un danno economico tra i 3,3 e i 3,6 miliardi di euro. Le infiltrazioni mafiose nella filiera agroalimentare si riscontrano in particolare nei settori merceologici del pane e affini, del vino, del caffè, nella macellazione e nella pesca.

Le principali attività delle agromafie riguardano la gestione del mercato del lavoro, l’import/export dei prodotti alimentari, le frodi alla Ue, l’imposizione di fornitura a dettaglio, il riciclaggio e l’estorsione. E inoltre: l’infiltrazione nei mercati ortofrutticoli, l’infiltrazione nella logistica, la pesca di frodo, l’infiltrazione nel settore delle rinnovabili legate alle attività agricole. Quanto al capitolo beni e aziende confiscate alle mafie, dal 1982 ad oggi sono 10.311 le aziende sequestrate o confiscate, 7.591 negli ultimi 5 anni; 1.338 confiscate in via definitiva; 100.000 i lavoratori che hanno perso il lavoro per mancanza di tutele. Su 68.194 beni immobili sequestrati o confiscati dall’entrata in vigore della legge Rognoni-La Torre, 30.526 sono terreni agricoli, ovvero poco meno del 50%.

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