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estorsione tentata, arnone archiviato

Il Procuratore della Repubblica di Agrigento Renato Di Natale ha aperto un fascicolo per minaccia grave ad un magistrato a carico dell’avvocato Giuseppe Arnone. Il fascicolo è stato trasmesso per competenza alla Procura di Caltanissetta che si occuperà dell’inchiesta. A fare scattare l’indagine, secondo quanto riporta l’Adnkronos, è stata una lettera inviata via mail dall’avvocato Arnone, che da mesi critica pubblicamente e ripetutamente la Procura di Agrigento – soprattutto con l’affissione di alcuni striscioni che sono stati più volte sequestrati – alla pm della stessa Procura Silvia Baldi, sposata con un altro magistrato, Andrea Maggioni. E’ stata proprio Silvia Baldi a firmare l’ultimo sequestro dello striscione ritenuto dai magistrati “offensivo” nei confronti dei pm.

“Gentile dottoressa Baldi – si legge nella lettera di Arnone finita alla Procura di Caltanissetta – da bravo padre di famiglia, con la testa sulle spalle, le do un consiglio innanzitutto nell’interesse dei suoi bimbi”. Un passaggio, quest’ultimo, ritenuto dal Procuratore di Agrigento, Renato Di Natale “minaccioso” nei confronti della pm e del marito, Andrea Maggioni. “Suo marito – scrive Arnone, che difende gli abusivi di Licata e di recente ha inscenato anche una protesta contro le forze dell’ordine e la magistratura che ha firmato le demolizioni – è ormai prossimo a doversi cercare un altro lavoro, per quante ne ha combinate ai miei danni e dovrà anche risarcire notevoli ristori, in merito alla responsabilità civile per o reati commessi”. “Non mi pare il caso che anche lei rischi il posto, francamente la sua interpretazione dell’articolo 290 del Codice, secondo la quale uno come Fonzo (il Procuratore aggiunto di Agrigento ndr) sarebbe una istituzione dello Stato italiano, tutelata dal reato di vilipendio, mette fortemente in dubbio che la Signoria vostra dotata di adeguata preparazione per svolgere le sue funzioni nell’istituzione all’interno della quale è contrattualizzata”, scrive Arnone nella mail. “Non mi dilungo su altri errori professionali , pacifici, ma tutto sommato scusabili, al contrario del presente ove l’errore professionale demolisce letteralmente – visto che siamo in periodo di demolizioni – il muro del ridicolo”. E annuncia: “Tra oggi e domani scriverò anche qualcosa di più penetrante ed approfondito che invierò ai Procuratori generali di Appello e di Cassazione, per la semplice ragione che non è possibile violare i diritti costituzionali a colpi di mi..te, quale appunto Fonzo trasformato in una istituzione dello Stato, per cui la diffusione di una notizia vera nei suoi confronti diviene vilipendio”. Arnone prosegue: “E’ anche possibile che la SV sia consapevole della insensatezza di quanto ha scritto nel sequestro e ha operato solo per spirito di casta e per compiacere i suoi vertici. Ma anche in questa ipotesi siamo dalla padella alla brace e, nella Germania che io tanto apprezzo, lei sarebbe già da stamani in cerca di una nuova occupazione”.

Giuseppe Arnone, nella mail, annuncia ancora di stare “predisponendo in citazione civile la dottoressa Brunella Sardoni, per spiegare alla signora che le leggi in materia di libertà di pensiero si rispettano e un manifesto o uno striscione non può essere sequestrato nel medesimo esemplare nove volte”. Quindi, chiede il dissequestro dello striscione. E scrive: “Il reato di vilipendio si può applicare a Fonzo esattamente come si può applicare al bidello della scuola di sua figlia se qualcuno ritenesse di metterne in discussione le capacità bidellesche”. Poi scrive anche che il Procuratore Renato Di Natale “andrà in pensione e quindi non subirà procedimenti disciplinari, ma anche i magistrati pensionati risarciscono i danni e subiscono i procedimenti penali”. E chiude citando il compianto Giuseppe Gennaro, ex Procuratore aggiunto di Catania, morto di recente: “Peccato che sia morto perché altrimenti poteva darvi qualche buona spiegazione, proprio partendo dai nostri rapporti”. Una lettera ritenuta dai magistrati di Agrigento particolarmente minacciosa e grave. Da qui la decisione di aprire un fascicolo per “minaccia grave” e inviarlo, per competenza, a Caltanissetta che adesso se ne occuperà.

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