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Sono già più di 1.500 le firme raccolte in pochi giorni contro la trasformazione di un hotel a 4 stelle in centro di accoglienza per i migranti a due passi dalla Scala dei Turchi. A promuovere l’iniziativa, sia per ragioni di “opportunità che di “sicurezza”, è il comitato cittadino spontaneo costituitosi dopo aver appreso la notizia dell’inserimento dell’hotel Punta Majata (conosciuto come hotel Capo Rossello) nell’albo regionale delle strutture all’accoglienza degli immigrati così come già è successo a Siculiana all’hotel Villa Sikania. Il sindaco di Realmonte, Lillo Zicari, spera in un passo indietro dei proprietari e chiede la revoca delle autorizzazioni, anche il comitato è pronto a chiedere l’accesso agli atti alla Regione. Dalla società cooperativa Nautisud, al momento, nessun dietrofront: “Perché non vi siete occupati di tutte le altre strutture?”, ha detto uno dei proprietari ai microfoni di La 7 che si è occupata del caso nel programma “L’aria che tira”.

“Non si può convertire in centro d’accoglienza – ha ribadito il primo cittadino – una struttura turistica che si trova a distanza di circa 150 metri dal mare, di fronte ad altre strutture ricettive che lavorano con i turisti, di fronte a tante abitazioni di cittadini di Realmonte che nel periodo estivo affittano le case, quindi – ha sottolineato Zicari – un posto di villeggiatura che rappresenta una località importante per l’economia locale e strategica per il territorio”. “Non si può trasformare tutto quello che qui è al servizio del turismo in centri d’accoglienza per i migranti, perché in questo modo sta diventando una forte speculazione che compromette gravemente l’economia del nostro territorio”, ha detto Giovanni Vaccaro.

Preoccupato per gli investimenti realizzati a Capo Rossello Gerlando Butera, che insieme ai fratelli gestisce un ristorante e un case-vacanza proprio di fronte l’albergo destinato a diventare centro per migranti. “Fermo restando il principio dell’accoglienza e della solidarietà – ha detto – riteniamo che i migranti vadano accolti nel modo corretto e funzionale alla vera integrazione e quindi nelle sedi opportuno. Convertire strutture turistiche in grado di ospitare fino a 200 migranti significa creare dei ghetti che danneggiano l’economia della nostra zona e creano problemi per la sicurezza e l’incolumità pubblica”.  “Noi vogliamo che Realmonte sia e resti la città della Scala dei Turchi, ed ancor di più vogliamo – ha detto il ristoratore Pietro Caruana – che la ricchezza sia creata dal lavoro onesto prodotto dal turismo e non da questo squallido business dove l’essere umano è considerato un oggetto per fare arricchire pochi”.

“La forma di integrazione che auspico – ha detto il vice presidente del consiglio comunale Gloria Di Mora – è quella basata sul volontariato e sull’operato di soggetti che facciano di tutto per eliminare il divario che esiste tra extracomunitari e italiani. Proprio perché nella volontà di trasformare una struttura alberghiera in centro di prima accoglienza non vedo come obiettivo alcuna forma di integrazione, ritengo opportuno tutelare la vocazione turistica del nostro Comune. È necessario, dunque, che il volere della comunità di Realmonte prevalga sugli interessi economici di pochi”.

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