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L’ultima processione che ha attraversato le strade di Corleone si è fermata per un “inchino” davanti alla casa dove abita Ninetta Bagarella, la moglie del capo di Cosa Nostra Totò Riina. L’episodio, che risale a domenica scorsa, è stato ricostruito oggi dal quotidiano La Repubblica. Il commissario di polizia e il maresciallo dei carabinieri, che erano presenti, hanno subito lasciato la processione inviando una relazione alla procura distrettuale antimafia. Dai primi accertamenti è emerso che uno dei membri della confraternita di San Giovanni Evangelista, Leoluca Grizzafi, è cugino di secondo grado della Bagarella. Il parroco di Santa Maria, padre Domenico Mancuso, si è detto amareggiato: “Ho ribadito alle forze dell’ordine che non è mia usanza sostare davanti ai potenti o pseudo potenti quella non era una sosta prestabilita, è accaduto. Mi rendo conto che ci voleva piu’ prudenza”. Duro il commento del vescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi: “Su episodi come questi non transigo. Ho gia’ nominato una commissione d’inchiesta, sono in attesa di una relazione. Intanto, ho proposto al questore di Palermo di stilare un protocollo d’intesa, per prevenire altri episodi: propongo che d’ora in poi anche le soste delle processioni siano concordate con le forze dell’ordine, per evitare spiacevoli sorprese”. Nei mesi scorsi, monsignor Pennisi aveva anche imposto alla confraternite di inserire nello statuto una clausola: “Nessun pregiudicato per Mafia può  far parte delle nostre associazioni”. Ma Leoluca Grizzaffi è incensurato.

“Da quando Salvuccio Riina si e’ presentato al grande pubblico come aspirante capo, chiarendo che la mafia e’ in grado di reggere l’urto della reazione dello Stato, dentro il popolo di Cosa nostra c’e’ un fremito. Molti boss alzano la testa, sono pronti a reagire, a intimidire e se e’ il caso anche a colpire”, afferma il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione Antimafia, che prosegue: “L’inchino fatto durante la processione di San Giovanni sotto l’abitazione di Ninetta Bagarella non va sottovalutato. Ecco perche’ gia’ ieri avevo presentato un’interrogazione parlamentare per denunciare questo fatto grave”. “Sia chiaro – aggiunge l’esponente del Pd – che lo Stato dovra’ impedire a Giovanni Grizzaffi di ritornare a Corleone dopo la sua scarcerazione. Si tratta, infatti, di un altro capo mandamento tanto atteso. Altrettanto chiaramente denuncio le minacce fatte da Ciavarello, marito della figlia di Riina, a Dino Paternostro per aver postato sui social l’articolo di Salvo Palazzolo, pubblicato sul quotidiano ‘la Repubblica’, proprio sulla notizia dell’inchino. Le sue minacce la dicono lunga sullo stato d’animo di sfida che oggi attraversa una parte del mondo di Cosa nostra. Lo Stato – conclude Lumia – deve rispondere colpo su colpo, per stroncare sul nascere il tentativo dei boss di rialzare la testa. L’ho detto gia’ in occasione dell’agguato ad Antoci: e’ guerra e guerra sia”.

“Si consuma l’ennesimo episodio di ‘inchino’ nella culla del capo dei capi”, afferma il senatore del M5S e componente della Commissione Antimafia, Mario Giarrusso. Il pentastellato si riferisce all’episodio avvenuto a Corleone, in Sicilia, durante l’ultima processione religiosa, che si e’ fermata proprio davanti a casa Riina, in via Scorsone. Per Giarrusso si tratta di “episodi ormai collaudati che si ripetono da anni in diversi parti del Meridione; luoghi dove la mafia si vuole imporre a tutti i costi anche tramite l’ausilio di politici corrotti e purtroppo anche delle istituzioni religiose. Questa volta l’episodio e’ accaduto a Corleone. Un ‘inchino’ in via Scorsone – spiega Giarrusso – sotto l’abitazione della moglie di Riina. E’ un fatto gravissimo, l’episodio fa emergere il lato oscuro della complicita’ di chi non poteva non sapere della scelta di fermarsi sotto l’abitazione della moglie del boss. Questo grave fatto avviene dopo una serie di episodi contrastati dalle forze dell’ordine con arresti effettuati nei mesi scorsi e di cattiva gestione pubblica che ha portato il ministro dell’Interno ad inviare un’ispezione per verificare l’esistenza di eventuali infiltrazioni mafiose presso il comune di Corleone”.

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