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Ad Ostia la mafia non c’è. E comunque le famiglie Triassi e Fasciani non devono rispondere di associazione mafiosa. È quanto hanno stabilito i giudici della II corte d’Appello di Ostia che hanno condannato dieci persone, le pene più alte ad appartenenti ai Fasciani, e assolto altre otto, tra cui Vincenzo e Vito Triassi, di Siculiana (Agrigento).

Esplode però la polemica politica. “Giustizia schizofrenica – dice all’Ansa il commissario del Pd di Ostia Stefano Esposito – allora perchè il municipio è stato sciolto per mafia?”. In effetti Ostia è l’unica circoscrizione dove non si è votato per il rinnovo del parlamentino locale ma dove, la profonda ferita lasciata dall’arresto dell’ex minisindaco Pd Andrea Tassone, ha spinto M5S ad incassare il maggior numero di voti arrivando al 44%. E qui infatti Virginia Raggi chiuderà la campagna per il ballottaggio.

Per i giudici di appello dunque non esistono gli estremi per l’associazione di tipo mafioso o che comunque abbia utilizzato le modalità mafiose per la sua attività di controllo del litorale capitolino; solo un’organizzazione di tipo criminale. È questo il senso della sentenza che oggi ha visto la II Corte d’appello di Roma infliggere complessivamente 56 anni di reclusione per dieci persone, assolvendone altre otto. Caduta l’associazione mafiosa e l’aggravante della finalità mafiosa, le condanne sono state per associazione per delinquere semplice finalizzata alla commissione di reati di usura, estorsione e controllo dell’attività economiche e appalti.

Le condanne più alte sono state inflitte al “patriarca” Carmine Fasciani (10 anni), alla moglie Silvia Franca Bartoli (6 anni e mezzo), alle figlie Sabrina (5 anni e 4 mesi) e Azzurra (4 anni e 10 mesi), nonchè al nipote Alessandro (4 anni e mezzo); confermata l’assoluzione del fratello Nazzareno. In primo grado furono sentenziati complessivamente più di 200 anni di carcere; il Pg aveva chiesto condanne per un numero di anni molto vicino a quelli sentenziati dalla decima sezione del tribunale capitolino nel gennaio 2015.

triassiConfermata l’assoluzione di Vito e Vincenzo Triassi di Siculiana. Il processo arrivava in appello con imputazioni molto “serie”. Tre associazioni per delinquere: la prima, di tipo mafioso, contestata ai due Triassi; la seconda, di tipo mafioso, contestata al ‘gruppò Fasciani e finalizzata alla commissione di delitti di usura, estorsione, controllo di attività economiche, concessioni, appalti, intestazione fittizia di beni, e altro; la terza, associazione armata, quella contestata per l’importazione dalla Spagna e la successiva distribuzione e cessione a Roma e Ostia di sostanze stupefacenti.

Le indagini alla base dell’accusa erano partite nel luglio 2012 (l’anno dopo ci furono 51 arresti), dopo il posizionamento di un ordigno esplosivo presso uno stabilimento balneare di Ostia; di qui le successive investigazioni collegarono una serie di attentati precedenti a un’unica ‘manò; stessa cosa per altri episodi di tentata estorsione. Nelle indagini s’inserirono poi le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia e una serie enorme d’intercettazioni ambientali. “Una sentenza – il commento dell’associazione antimafia ‘Liberaà – che stravolge quella di primo grado derubricando il ruolo di chi ha seminato terrore e commesso gravi reati a semplice associazione a delinquere, con pene che riporteranno presto in libertà i componenti di un clan pericoloso”.

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