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“Abbiamo appena approvato alla Camera il testo sulle professioni di educatore socio-pedagogico, socio-sanitario e pedagogista. Questa legge valorizza le professioni di educatore professionale socio-pedagogico e di pedagogista, garantendone il riconoscimento, la trasparenza e la spendibilità, nel quadro degli indirizzi forniti dall’Unione europea in materia di educazione formale, non formale e informale”. E’ quanto dichiara in una nota il deputato nazionale del Pd Antonino Moscatt dopo l’ok al provvedimento che adesso passerà in Senato. Oggi per accedere alle professioni educative sono previste due percorsi o meglio due ambiti diversi: la facoltà di Scienze dell’Educazione e quella di Medicina, con un indistinto sbocco professionale.

“Con questa legge – spiega Moscatt – si mettono ordine, nella confusione normativa esistente, alcuni requisiti basilari e si individuano i percorsi di studio, le competenze, i titoli e gli sbocchi occupazionali. L’esercizio di molte attività sarà consentito solo a chi è in possesso delle relative qualifiche, attribuite all’esito del percorso di studi universitari, in particolare della classe l-19 Scienze dell’educazione e della formazione, e da qui l’attribuzione della qualifica ‘professionale’ agli educatori di cui la legge si occupa. Inoltre la qualifica di pedagogista è attribuita solo a chi conseguirà un diploma di laurea nelle classi di laurea magistrale 50, 57 e 85, oltre che ai docenti di ruolo di scienze della formazione, ai ricercatori ed ai dottori di ricerca. La legge prevede inoltre norme transitorie a tutela di chi lavora come educatore e ha maturato esperienza nei servizi, pur non avendo il titolo di laurea ora previsto dalla norma. Questi dovranno frequentare un corso intensivo. Con quanto approvato si creano le condizioni per produrre un decisivo miglioramento nella qualità dei servizi, si potenzia un’affermazione dei diritti dell’infanzia e una diffusione della qualità della cura educativa per tutte le persone in situazioni di fragilità e per coloro che sono in cammino nei sentieri educativi, conclude Moscatt”.

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