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“La Sicilia agricola ha bisogno di esempi positivi per tornare a credere nelle proprie capacità di crescita e di sviluppo. Quello che è successo nel campo del vino è un modello che dobbiamo riuscire ad applicare anche ad altri settori fondamentali della nostra regione quali olio, ortofrutta e cerealicoltura”. Lo ga detto l’assessore all’Agricoltura della Regione siciliana, Antonello Cracolici, che ieri ha visitato Feudo Disisa, la cantina della famiglia palermitana Di Lorenzo che produce e imbottiglia ‘Chara’, il bianco premiato alla cinquantesima edizione del Salone internazionale Vinitaly di Verona.
Blend di Catarratto e Inzolia, firmato dall’enologo Tonino Guzzo, a Verona ha sbaragliato la concorrenza di oltre 2.700 bianchi provenienti da ventisette Paesi. “Dopo il riconoscimento comunitario dell’Igp per l’olio extra vergine d’oliva siciliano, che così potrà andare a braccetto con il vino Doc Sicilia – aggiunge Cracolici -, la nuova mossa nello scacchiere della politica agricola regionale è quella del biologico che deve rappresentare il vero elemento distintivo dei prodotti agricoli made in Sicily”.
“Siamo bravi a ‘coltivare capolavori’ ma non altrettanto a muoverci nei meandri della burocrazia e della giungla legislativa – aggiunge il presidente della Confagricoltura siciliana, Ettore Pottino -. Il settore del vino viene portato ad esempio come quello con il più elevato numero di adempimenti amministrativi da espletare, adempimenti che secondo il nostro ufficio studi impegnano mediamente 100 giornate l’anno”.

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