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“Mentre proseguono in tutta l’isola le operazioni di trebbiatura del grano duro, con risultati a macchia di leopardo in termini di rese e di qualità organolettiche, le quotazioni del prodotto continuano a registrare un forte segno meno”. Lo ha affermato in una nota Confagricoltura Sicilia. “Siamo enormemente preoccupati – ha commentato il presidente di Confagricoltura siciliana, Ettore Pottino – perché quello che si sta prefigurando rischia di creare danni irreparabili alle nostre aree interne, tradizionalmente vocate alla cerealicoltura.
Gli scenari immediatamente ipotizzabili sono quelli di un definitivo abbandono di questa coltivazione, che nel cuore dell’isola non ha alternative agronomicamente praticabili. Verrebbe infatti a sparire – sottolinea Pottino – quello che nel recente passato era considerato il granaio d’Italia e che era fonte di sicurezza perché riusciva a garantire una quota importante sia in qualità che in quantità del fabbisogno alimentare del Paese”. Il ragionamento del presidente di Confagricoltura parte dalla constatazione che il grano necessario all’industria italiana arriva per la gran parte dall’estero e con quotazioni, franco banchina, attualmente di poco inferiori ai venticinque centesimi. Forti di questo dato di comparazione, il prezzo che attualmente viene offerto dagli operatori commerciali è di circa 16 centesimi chilo.
“La grave situazione – continua Pottino – sta creando parecchio allarme anche nelle altre regioni meridionali, e non solo, dove la coltivazione del grano duro è prevalente. Con i colleghi di queste regioni ci sentiamo quotidianamente per monitorare l’andamento del comparto. Già nella prossima settimana – conclude il presidente di Confagricoltura Sicilia – ci riuniremo a Roma per fare il punto della situazione e cercare di trovare soluzioni al malcontento dei produttori”.

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