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Anche la “casa-museo” di Beniamino Gioiello Zappia diventa definitivamente patrimonio dello Stato. Così come gli oltre 345 dipinti pregiati – tra i quali tele di Guttuso, De Chirico, Dalì, ma anche Sironi, Morandi, Campigli, De Pisis, Boldini e Guidi – e altri beni come 200 orologi antichi, pietre preziose, vasi, statue, bronzi e oggetti di antiquariato.

Dopo sette anni dal primo sequestro preventivo – nonostante l’assoluzione dell’imputato nell’ambito del processo Orso Bruno – diventa definitiva la confisca della casa a tre piani con giardino e del “tesoro” di opere d’arte riconducibili all’uomo che per anni è stato ritenuto il luogotenente del clan Rizzuto in Italia. L’immobile confiscato a Cattolica Eraclea si trova nel cortile San Giovanni, al numero civico 4, vicino piazza Roma, a due passi dalla villetta pubblica dedicata alle vittime della mafia in via Collegio.

L’Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, dopo il provvedimento di confisca della sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma, ha già chiesto al Comune di Cattolica Eraclea di indicare nell’elenco dei beni confiscati anche le proprietà riconducibili al settantasettenne che nei mesi scorsi, ospite in diversi programmi della Rai, si è dichiarato “vittima della malagiustizia”. L’ufficio tecnico comunale ha già mandato le carte e i dati catastali, tra non molto i beni saranno nella disponibilità del Comune che poi dovrà procedere con l’assegnazione ad associazioni, cooperative o enti per fini sociali o istituzionali come prevede la legge Rognoni-La Torre.

Nel frattempo, è stata già sottoscritta una convenzione tra l’Agenzia nazionale diretta dal prefetto Umberto Postiglione, il Segretariato regionale del Ministero dei beni culturali per la Lombardia e l’Università di Pavia che insieme hanno siglato un accordo di sponsorizzazione con Open Care Servizi per l’Arte Spa “per lo studio, la verifica d’interesse culturale, la stima economica e l’indicazione di destinazione degli oggetti d’arte definitivamente confiscati nelle procedure ablative a carico di Beniamino Gioiello Zappia”. Le opere d’arte – dopo le necessarie verifiche – saranno vendute o destinate alle raccolte di musei, pinacoteche, gallerie, istituti di cultura pubblici.

Per quanto riguarda il nuovo immobile confiscato a Cattolica Eraclea, invece, il sindaco Nicolò Termine ancora non ha idea di come poterlo utilizzare, mentre altri immobili sono ancora da assegnare. Undici i beni confiscati a Domenico Terrasi, solo due quelli che risultano assegnati e utilizzati: due dei quattro appartamenti di via Enna assegnati all’arcipretura del Santo Spirito e alle Suore di Sant’Anna. Un fabbricato e cinque lotti di terreno in contrada Bonura assegnati all’Onvgi Protezione Civile ma sono ancora inutilizzati in attesa del finanziamento di un progetto per la realizzazione di un centro d’accoglienza. E’ andato più volte deserto il bando per l’assegnazione di due terreni in contrada Salina. Quattro i beni confiscati a Gaetano Amodeo (nel frattempo deceduto): un terreno in contrada Principotto, non utilizzato, è andato deserto il bando per l’assegnazione. Poi una villa più un terreno in via Ecce Homo, destinata alla disponibilità della locale stazione dei carabinieri ma di fatto da anni ormai abbandonata e inutilizzata. Risulta invece assegnato e utilizzato come deposito comunale un magazzino via Gorizia. A questa lista vanno aggiunti adesso i beni di “don Tito” Zappia, ritenuto a lungo “l’uomo-ponte” dell’organizzazione mafiosa italo-canadese tra Cattolica Eraclea e Montreal. 

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