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“La partecipazione ai funerali di un mafioso non è sintomo di infiltrazione”. Lo ha deciso il Consiglio della giustizia amministrativa di Agrigento annullando un’informativa antimafia a carico di una società. In tal senso si sono già espresse sentenze della Cassazione. A proporre ricorso giurisdizionale, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Leonardo Cucchiara, contro il ministero dell’Interno, chiedendo l’annullamento dell’informativa della Prefettura di Agrigento, è stata la Arpa Costruzioni di Favara. L’informativa prefettizia si basava sul legame di parentela e presunte frequentazioni tra l’amministratore unico, Antonio Alaimo, ed uno dei soci, Gaetano Alaimo, rispettivamente figlio e padre, con un soggetto condannato per associazione mafiosa residente a Castrofilippo. Gli avvocati della Arpa hanno formulato una pluralità di rilievi. A cominciare – hanno spiegato – dal legame di parentela: il congiunto Angelo Alaimo, condannato per avere favorito la latitanza di un noto mafioso, risultava infatti essere stato assolto “per non avere commesso il fatto” con sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Palermo del 29 giugno 2012, e quindi in data antecedente all’informativa impugnata. In riferimento alle frequentazioni di Gaetano Alaimo, notato dai carabinieri mentre partecipava ai funerali di Gioacchino Pitruzzella, presunto mafioso di Favara. Ma il Cga ha ritenuto che la partecipazione ai funerali, in mancanza di altri indizi, sia un fatto privo di ogni significato in ordine al condizionamento mafioso della società. Gli avvocati hanno fatto rilevare, inoltre, che Gaetano Alaimo risulta persona offesa in un procedimento penale a carico di presunti mafiosi per essere stato costretto a pagare una somma di denaro. Il Consiglio di Giustizia amministrativa, esaminando nel merito il ricorso, ha accolto integralmente i motivi ed ha annullato tutti i provvedimenti impugnati.

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