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La mancata depurazione continua a essere una delle maggiori minacce del mare siciliano: su ventisei punti monitorati da Goletta Verde ben diciassette presentavano cariche batteriche elevate, anche più del doppio dei limiti imposti dalla normativa, con un giudizio dunque di “fortemente inquinato”. Nel mirino ci sono sempre scarichi di depuratori che evidentemente continuano a non funzionare a dovere, canali, foci di fiumi e torrenti. Una situazione non più tollerabile che rischia di compromettere non solo le bellezze naturali di questa regione, ma la stessa economia turistica. I fondi disponibili ci sono e non sono stati quasi per nulla utilizzati, per questo chiediamo a Regione e comuni, sia costieri che dell’entroterra, di fare fronte comune per risolvere finalmente l’emergenza depurativa di questa terra.

È questo il bilancio del monitoraggio svolto dall’equipe tecnica di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane – realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati eil sostegnodei partner tecnici NAU e Novamont – che ha ripreso il suo tour per la Penisola. L’istantanea regionale sulle acque costiere è stata presentata questa mattina in una conferenza stampa al Circolo Canottieri di Palermo da Mariateresa Imparato, portavoce di Goletta Verde e da Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia.

“Nel corso del nostro viaggio monitoriamo i punti critici individuati lungo le coste – – spiega Mariateresa Imparato, portavoce di Goletta Verde -. Per questo vengono prese in esame le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge: queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione dei reflui urbani che attraverso i corsi d’acqua arrivano in mare. Quello di Goletta Verde è un monitoraggio puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né pretende di assegnare patenti di balneabilità, ma restituisce comunque un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni. Si tratta in ogni caso di punti dove spesso è comunque alta la presenza di bagnanti. Infatti, rispetto ai 17 punti che abbiamo giudicato fortemente inquinati in ben dieci casi ci troviamo in prossimità di luoghi che registrano un’affluenza media di bagnanti e in alcuni casi addirittura alta, nonostante in alcuni casi ci siano anche i cartelli di divieto di balneazione”.

Sono passati dieci anni dal termine ultimo che l’Unione Europea ci aveva imposto per mettere a norma i sistemi fognari e depurativi, ma piuttosto di agire non abbiamo fatto altro che collezionare multe. A pagare l’immobilismo cronico delle istituzioni saranno al solito i cittadini. In questa regione in particolare, visto che secondo il rapporto della “Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle infrastrutture idriche” la multa in arrivo sarà di circa 185 milioni di euro (la più alta in Italia), pari a 37 euro per ogni cittadino, a fronte della media nazionale di 8,1 euro. Tutte le regioni italiane sono ormai sotto l’attenzione dell’Ue: l’ultima procedura arrivata lo scorso anno coinvolge addirittura 137 agglomerati urbani in questa regione, nei quali sono state riscontrate “anomalie” circa il trattamento dei reflui, ai quali bisogna aggiungere i 67 già interessati da precedenti condanne da parte dell’Ue, arrivando così a una percentuale del 72,6% degli agglomerati urbani finiti in infrazione o condannati rispetto al totale regionale.

“Le tante segnalazioni che ci arrivano dai cittadini dimostrano che la situazione in tante aree dell’isola è diventata insostenibile, con scarichi che durante tutto l’anno finiscono in mare e rischiano di compromettere ulteriormente la già difficile situazione in cui versa la nostra economia – commenta Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia -. Sulla sostenibilità ambientale, sulla qualità del mare e delle coste, si gioca una scommessa che la Sicilia deve assolutamente vincere se si vuole garantire un reale futuro ai nostri territori. Purtroppo fino ad ora nessuno dei governi regionali che si sono succeduti hanno affrontato quella che a nostro avviso rappresenta una priorità per il rilancio ambientale ed economico di questa terra. Il paradosso è che sul fronte della depurazione i fondi erano disponibili, ma non si è stati in grado fino ad ora a spenderli. È tempo che il Governo regionale affronti finalmente questa emergenza con determinazione e costanza”.

La situazione non migliora né per quanto riguarda l’informazione ai bagnanti che per i rifiuti presenti in spiaggia. La cartellonistica in spiaggia è ancora troppo scarsa, nonostante da due anni sia scattato l’obbligo per i Comuni di apporre pannelli informativi, secondo uno specifico format europeo, dove devono essere riportate tutte le informazioni circa qualità delle acque che prende in considerazione la media dei prelievi degli ultimi quattro anni (classi: eccellente, buona, sufficiente, scarsa), i dati degli ultimi prelievi e le possibili criticità della spiaggia stessa. I tecnici di Goletta Verde non hanno riscontrato la presenza di cartelli in nessuno dei punti campionati lungo le coste siciliane. Molti punti monitorati, inoltre, sono accumunati da una notevole presenza di rifiuti plastici e, in particolare, di rifiuti da mancata depurazione che, buttati impropriamente nel water e non venendo bloccati dagli impianti di depurazione malfunzionanti finiscono in mare e sulle spiagge. Parliamo, ad esempio, di assorbenti, blister e cotton fioc. Un dato già denunciato da Legambiente nell’indagine Beach Litter 2016 che ha analizzato tipologia e quantità di rifiuti presenti sulle spiagge italiane. La maglia nera è toccata in questo caso proprio a una città siciliana, quella di Olivella nel comune di Santa Flavia (PA), dove i volontari di Legambiente trovarono, nello scorso mese di maggio, 1252 rifiuti in 100 metri di spiaggia.

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