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E’ bastato ascoltare la voce fuori campo che annunciava il cast per vedere il pubblico accendersi, andare in visibilio e far partire gli applausi scroscianti. Perché quando il “Notre Dame” torna in scena con il cast della primissima edizione, quella di 14 anni fa, i ricordi e le emozioni prendono il sopravvento. Lola Ponce, Giò Di Tonno, Matteo Setti, Vittorio Matteucci e Graziano Galatone entrano quasi prepotentemente in scena: più maturi, autorevoli, ma con quell’impronta vocale assolutamente invariata che rimanda agli esordi del musical dei record. San Leone con il suo porticciolo turistico, per la “prima” del “Notre Dame” in una location impensabile fino a poco tempo fa, ha superato perfettamente l’esame nonostante gli scetticismi iniziali. Nessuno spazio superfluo occupato: solo il necessario e cioè una semplice porzione dello spiazzale del porto. Non si vedeva null’altro se non quello che la produzione ha deciso di far vedere al pubblico. Il teatro è stato creato come una bolla isolata in mezzo a tanti elementi diversi, ma estranei. Tutto ciò che faceva da contorno e da contesto, bello o brutto di questa fetta di lido balneare, è stato perfettamente isolato dallo spettacolo. Insomma alla vista degli spettatori c’erano solo il palco e lo specchio d’acqua con le barche ormeggiate.
Il pubblico, viene spiegato in una nota, è arrivato puntuale, senza ingorghi. Forse l’attesa all’ingresso un po’ troppo lunga prima del via all’accesso e alla sistemazione in platea e in tribuna. L’inizio dello spettacolo è infatti slittato alle 22,10 invece che alle 21,30. Un ritardo che gli organizzatori hanno immediatamente giustificato, dovuto ad un servizio di sicurezza a dir poco certosino. Gli attentati avvenuti in Europa hanno alzato decisamente gli standard ed ogni singolo spettatore è stato perquisito prima di entrare nell’area dello spettacolo. «Qualcuno si è lamentato per i controlli all’ingresso, giudicati troppo rigorosi – ha detto il patron Enzo Bellavia – ma dopo i recenti atti di terrorismo abbiamo voluto anteporre la sicurezza ad ogni altra cosa. E’ ovvio che siamo ben lontani dai potenziali obiettivi strategici che potrebbero interessare i terroristi. Non siamo di certo a Nizza, ma la prudenza in questi casi non è mai troppa». Priorità assoluta, dunque, a tutte quelle attività mirate all’azzeramento dei rischi per l’incolumità del pubblico. «Un servizio che deve migliorare – ha aggiunto Bellavia – e per questo siamo già al lavoro per aumentarne l’efficienza già a partire dalla seconda serata». In molti, per la “prima” del giovedì, hanno preferito la passeggiata senza affidarsi al servizio navetta. D’altronde, a piedi, non era poi così lontano. Chi ha optato per il parcheggio del Viale dei Pini (e anche per quello del Villaggio Peruzzo) ha percorso viale Viareggio e parte della via Emporium semplicemente camminando. Così come chi ha cercato – e trovato – un posto nelle varie traverse limitrofe. La produzione, inoltre, ha schermato alla perfezione l’impianto audio. Si sentiva giusto un riverbero. Se non si stava fisicamente all’interno dell’area spettacolo, difficilmente si riusciva a percepire, all’esterno, qualcosa di comprensibile già allontanandosi di circa 100 metri. Il lungomare è stato isola pedonale. Per una volta non si è vista la chilometrica e caotica fila di auto che caratterizza da sempre le notti estive sanleonine. Nel backstage un gruppo di lavoro ormai consolidato: affiatatissimi e nomadi come i grandi baracconi da circo. Cantanti, attori, ballerini, acrobati, tecnici, scenografi, coreografi, registi: un piccola città viaggiante fatta di gente che lavora e che si diverte. In questo piccolo mondo tutto loro – sul quale domina la figura di Cocciante che non si vede ma che si sente quasi perennemente, attraverso interpretazioni con voci che sembrano clonate da quella originale del cantautore – nascono e si raccontano le storie di ogni singolo personaggio. Il cast del “Notre Dame”, come avviene fin dagli albori, è costituito da due squadre: attori e cantanti turnisti che si danno il cambio. Non ci sono titolari o riserve: ognuno di essi è in grado di regalare al pubblico uno spettacolo sempre al massimo del rendimento.

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