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Foto delle storiche demolizioni ad Agrigento tratta dal Giornale di Sicilia

Non sarà più demolita una delle case abusive costruite nella zona A, ad inedificabilità assoluta, del Parco archeologico della valle dei templi e finite nella lista degli immobili abusivi da abbattere su ordine della procura di Agrigento per effetto di diverse sentenze definitive. A deciderlo è stato il giudice per le esecuzioni penali di Agrigento, Agata Anna Genna, accogliendo il ricorso formulato per vizi procedurali dall’avvocato Basilio Vella nell’interesse di A. P. e C. P., i proprietari dell’immobile.

La tesi sostenuta dal legale è che le procedure di demolizione non potevano eseguirsi per aspetti pregiudizievoli al diritto di difesa. In particolare, i ricorrenti, avevano chiesto la dichiarazione di nullità della notifica dell’estratto contumaciale della sentenza emessa dalla corte d’Appello di Palermo con conseguente restituzione nel termine per poter impugnare la decisione dei giudici, nonché la sospensione dell’ordine di demolizione disposto con sentenza del tribunale di Agrigento parzialmente riformata in secondo grado di giudizio.

Tra i motivi del ricorso – si legge sul Giornale di Sicila oggi in edicola – “l’irritualità della notifica” della sentenza d’appello avvenuta “non già presso il domicilio eletto dagli imputati nel corso del procedimento di primo grado, bensì nel luogo in cui entrambi avevano temporaneamente spostato la loro dimora”, dunque la notifica non è andata a buon fine poiché l’ufficiale giudiziario ha dato atto, si legge nel ricorso, che “i domicili e dunque i destinatari sono sconosciuti”. I ricorrenti lamentavano inoltre la mancata notifica della sentenza presso il domicilio del loro difensore di fiducia.

Il giudice dell’esecuzione, riconoscendo che la notifica è avvenuta in un domicilio diverso da quello indicato dai ricorrenti, che la sentenza non è stata notificata al legale di fiducia, che dagli atti non emerge che i proprietari abbiano avuto effettiva conoscenza della sentenza, in virtù di una giurisprudenza consolidata in materia, ha accolto la tesi difensiva e ha disposto con un’ordinanza l’immediata sospensione dell’esecutività della sentenza della corte d’Appello di Palermo e ha restituito i termini per impugnarla riconoscendo così ai proprietari dell’immobile il diritto di attivare le iniziative difensive. “Così – ha commentato in l’avvocato Basilio Vella – è stata sbarrata la strada alla demolizione del manufatto che si trova in zona A”.

Le ruspe nella città dei templi avevano riacceso i motori su input della procura il 24 agosto del 2015 e hanno lavorato fino allo scorso maggio radendo al suolo 8 immobili abusivi. Qualcuno degli ex proprietari degli immobili abusivi, comprendendo la possibilità di risparmiare, ha proceduto autonomamente alle demolizioni, evitando dunque l’addebito delle spese sostenute dal Comune. Altri hanno scelto la via del ricorso per vizi procedurali e, almeno per il momento, sono riusciti a fermare le ruspe.

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