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E’ tornato in libertà con largo anticipo il presunto boss empedoclino Fabrizio Messina: ha lasciato ieri intorno alle 17.20 il carcere di contrada Petrusa. L’ufficio di sorveglianza del tribunale di Agrigento, accogliendo l’istanza formulata dall’avvocato Salvatore Pennica, ha disposto la liberazione anticipata riducendo di 270 giorni la pena per il quarantenne di Porto Empedocle, fratello dell’ex superlatitante Gerlandino Messina, catturato il 23 ottobre del 2010 a Favara quando era diventato il numero due di Cosa Nostra siciliana. Secondo il magistrato di sorveglianza “il detenuto ha tenuto un comportamento consono alle regole penitenziarie, dando prova di partecipazione all’opera di rieducazione, prendendo parte alle realtà trattamentali offertegli”. Il 26 giugno scorso, dopo avere scontato i quattro anni di reclusione rimediati nell’ambito dell’operazione “Nuova Cupola”, Fabrizio Messina era stato scarcerato: aveva lasciato il carcere di Parma, dove era detenuto in regime di 41 bis ed era già tornato a Porto Empedocle. Ma esattamente un mese dopo è stato raggiunto da un nuovo ordine di carcerazione emesso dalla procura generale presso la Corte di appello di Palermo. Messina avrebbe dovuto scontare altri 7 mesi e 29 giorni per un “cumulo di pene per associazione mafiosa e altri reati”, ma ieri ha praticamente ottenuto uno sconto maggiore della pena ed è tornato in libertà. Però il debito con la giustizia potrebbe non essere saldato. La Cassazione, nei giorni scorsi, oltre a confermare la condanna per associazione mafiosa ed estorsione riconoscendo il suo ruolo di capo della famiglia di Porto Empedocle, ha disposto un nuovo processo per valutare un’aggravante, relativa al riciclaggio di risorse in Cosa nostra, e un’ipotesi di estorsione ai danni di un imprenditore. La pena di quattro anni già scontata al “carcere dura”, di conseguenza, potrebbe essere aumentata. Il fratello dell’ex numero uno della cupola agrigentina, in passato aveva rimediato un’altra condanna per associazione mafiosa come semplice affiliato. L’inchiesta “Nuova Cupola” ha, invece, delineato il suo ruolo di capo. La scalata, però, non sarebbe stata semplice. Il nuovo capomandamento Francesco Ribisi e il suo braccio destro Giovanni Tarallo, secondo quanto emerge da alcune intercettazioni, lo ritenevano poco affidabile. Fabrizio Messina, peraltro, deve difendersi da un’accusa di traffico di cocaina che la Dda gli contesta nell’ambito dell’operazione “Hardom 2”. Per questa vicenda, in primo grado tutti gli imputati, che gravitano attorno alla famiglia mafiosa empedoclina, sono stati assolti. Il sostituto procuratore generale Rita Fulantelli, in appello, ha chiesto la sua condanna a 16 anni di carcere; il 20 ottobre è prevista una nuova udienza per le arringhe difensive. I giudici della sezione misure di prevenzione, invece, devono sciogliere la riserva e pronunciarsi sulla richiesta della Dda di applicargli la sorveglianza speciale per cinque anni: il vecchio provvedimento, infatti, era stato annullato dalla Corte di appello per un vizio procedurale.

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