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A tre anni dal sequestro preventivo delle due condotte sottomarine, i cosiddetti pennelli a mare, chiuse le indagini preliminari sul sistema di smaltimento dei reflui fognari della frazione balneare di San Leone e sulle cause dell’inquinamento marino. Gli uomini della guardia costiera, su mandato della procura della Repubblica di Agrigento, hanno notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari a sette persone indagate, a vario titolo, per danneggiamento ambientale, getto pericoloso di materiali inquinanti, abuso d’ufficio, truffa, falso ideologico in concorso tra loro. Gli indagati, che vanno a questo punto verso il rinvio a giudizio, sono: Marco Campione, 55 anni, di Agrigento, legale rappresentante di Girgenti Acque Spa; Giuseppe Giuffrida, 67 anni, di Gravina di Catania, ex amministratore delegato del gestore del servizio idrico integrato nell’Agrigentino. Calogero Sala, 55 anni, direttore tecnico della Girgenti Acque, e Bernardo Barone, 63 anni, direttore generale dell’Ato idrico, entrambi di Agrigento. Pietro Hamel, 65 anni, di Porto Empedocle, dirigente tecnico dell’Ato idrico; Rita Vetro, 60 anni, titolare del laboratorio di analisi “BioEco analisi” convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, e Maurizio Carlino, 55 anni, progettista e direttore dei lavori, entrambi di Favara.

campionegirgentiacqueGli indagati dovranno rispondere, ognuno per il proprio ruolo, dello sversamento continuativo dal giugno 2008 al luglio 2013 di tutti i reflui non depurati della rete fognaria della zona sud est di Agrigento (San Leone, Cannatello e Villaggio Peruzzo) nel mare antistante la costa sanleonina attraverso due scarichi non autorizzati – essendo l’originaria autorizzazione allo scarico risalente al 1984 dunque ampiamente scaduta – costituiti da due condotte sottomarine denominate “Ps” e “Padri Vocazionisti”, che ha deteriorato e inquinato il mare. A coordinare l’inchiesta è il sostituto procuratore Antonella Pandolfi.

fonzo scala dei turchiDella vicenda si è occupata nei mesi scorsi anche la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali. “Nell’estate 2013 – ha detto nel corso dell’audizione a Roma il procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo – abbiamo sequestrato e abbiamo dovuto bloccare, imponendo all’amministrazione che non voleva farlo, la zona con divieto di balneazione perché avevamo disposto una consulenza tecnica che ci aveva dimostrato in maniera inequivoca in che modo l’inquinamento del mare di Agrigento e della zona fosse evidente. Lo sversamento – ha spiegato il magistrato – avveniva nel modo seguente, per farla breve: l’azienda che ha la gestione aveva messo delle grate dove si dovevano bloccare i rifiuti e i cosiddetti pennelli a mare, che, però, non hanno mai funzionato. Era previsto lo sversamento a 200 metri dalla riva. Poiché questi pennelli a mare non hanno mai funzionato e non funzioneranno mai, i 200 metri non esistevano e il mare riportava indietro i rifiuti ed era assolutamente inquinato. Abbiamo fatto accertamenti, abbiamo utilizzato l’Arpa e abbiamo ottenuto dal giudice, che ha disposto il sequestro su nostra richiesta, anche degli obblighi di fare in capo all’amministrazione, ma stiamo ancora ad aspettare perché la Girgenti Acque non ha provveduto. Perché? Perché la depurazione non esiste, gli appalti per i depuratori – ha aggiunto Fonzo – non sono mai stati attuati. Siamo sempre là: occorre sempre, dopo le proteste dei cittadini, l’intervento in supplenza dell’autorità giudiziaria per ovviare a queste carenze”.

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