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Ogni 54 km di costa italiana c’è un punto inquinato da microbi provenienti da scarichi fognari non depurati. Quasi tutti questi punti (88%) sono in corrispondenza di foci di fiumi, canali o scarichi lungo la costa. Più della metà sono vicini a spiagge frequentate da bagnanti. Sono i dati che emergono dal consueto monitoraggio estivo di Goletta Verde. L’imbarcazione di Legambiente per due mesi ha percorso tutta la costa italiana dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia, isole comprese. Ha prelevato campioni di acqua in 265 punti, uno ogni 28 km di costa, e li ha sottoposti ad analisi microbiologica, alla ricerca di enterococchi intestinali o escherichia coli. I punti di prelievo sono stati selezionati grazie al lavoro dei circoli di Legambiente e alle segnalazioni dei cittadini. Su 265, 137 sono risultati inquinati, il 52%. Nel 2015 i tratti inquinati erano ogni 62 km di coste, l’anno prima erano ogni 51.

“Non abbiamo riscontrato miglioramenti o peggioramenti significativi, il che per noi è un dato negativo – commenta il responsabile scientifico di Legambiente, Giorgio Zampetti -. Sui problemi cronici, i punti dove da 5 anni si riscontra un forte inquinamento, non è cambiato nulla”. Quest’anno si distinguono positivamente la Sardegna e la Puglia, con poche criticità. In alto Adriatico la situazione migliore si registra in Veneto. Le situazioni più critiche si trovano nelle Marche, in Abruzzo e in Calabria. Nell’86% dei punti visitati sono stati trovati anche rifiuti in spiaggia. Nel 18% dei casi erano rifiuti da mancata depurazione, come cotton fioc, blister di medicine, deodoranti da wc.

La regione con più punti inquinati è la Campania (20), seguita da Calabria (18), Sicilia (17), Lazio (16) e Liguria (16). Un punto su 5 soffre di ‘inquinamento cronico’: dal 2010 ad oggi è risultato fuori i limiti di legge per almeno 5 volte. Le regioni messe peggio, con almeno 5 punti campionati che risultano inquinati ormai da anni, sono Marche, Liguria, Lazio, Campania e Calabria. Ma per le Marche l’assessore regionale al Turismo, Moreno Pieroni ribatte: “massimo rispetto per Legambiente, ma i dati di Goletta Verde non corrispondono a quelli dell’Arpam, che monitora quotidianamente lo stato del nostro mare”. La Sicilia invece detiene il record di procedimenti di infrazione della Ue per inadempienze nella depurazione, 175. Vengono poi Calabria (130), Campania (115) e Lombardia (114). La Sicilia ha anche il primato delle multe inflitte dall’Ue: ben 185 milioni di euro, seguiti dai 74 della Lombardia (per fiumi e laghi), 66 del Friuli V.G., 38 della Calabria e 21 della Campania.

“Nonostante siano passati 11 anni dalle scadenze previste dalla direttiva europea sulla depurazione, l’Italia è ancora in fortissimo ritardo – commenta Zampetti -. Circa il 25% della popolazione non è coperta da un adeguato servizio di depurazione e un terzo degli agglomerati urbani a livello nazionale è colpito da provvedimenti della Commissione europea. Gli scarichi non depurati sono i peggiori nemici del Turismo”. “Il 74% delle spiagge non balneabili non ha cartelli che segnalino il divieto – racconta Serena Carpentieri, responsabile Campagne di Legambiente -. Il Portale delle Acque del Ministero della Salute, che dovrebbe dare informazioni sulla balneabilità, è pieno di imprecisioni e funziona solo con il browser Chrome, non con Explorer o Mozilla. Manca un numero verde a cui la gente possa segnalare i sospetti di inquinamento, tanto è vero che i cittadini si rivolgono a noi di Legambiente per avere informazioni”. (ANSA)

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