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“La legge che c’è va bene ma andrebbe applicata e dovrebbe essere inserita una norma che in qualche modo obblighi ai veterinari di fornire e certificare un percorso formativo per i proprietari dei cani. Cosa che attualmente è facoltativa e a discrezione dei comuni e delle Asp mentre per i proprietari ritengo sia utile un corso ad hoc che si potrebbe fare intanto durante la prima visita ai cuccioli”. A dirlo al Giornale di Sicilia è la veterinaria agrigentina, Leila Li Causi, incaricata dall’Osservatorio italiano cani mordaci di approfondire il caso della morte di un bimbo di un anno e mezzo morto dopo essere stato sbranato da due cani nel giardino di casa nel Catanese.

A disciplinare il rapporto tra uomo e cani è l’ordinanza del ministero della Salute – del 3 agosto 2015 – relativa alla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani che prevede tra l’altro che  “i comuni e i servizi veterinari delle Aziende  sanitarie  locali possono organizzare percorsi formativi per i proprietari di cani,  in conformità al decreto ministeriale 26 novembre 2009, con rilascio di un attestato di partecipazione  denominato  patentino,  avvalendosi della  collaborazione   degli  Ordini   professionali   dei   medici veterinari,  dei  Dipartimenti   di   medicina   veterinaria   delle Università, delle Associazioni veterinarie e delle  Associazioni  di protezione  animale”.

Dottoressa Li Causi, cosa si può fare per tutelare bimbi e non contro l’aggressività dei cani? Le norme vigenti, secondo lei, vanno bene o andrebbero cambiate?

Bisogna innanzitutto superare il concetto della pericolosità della razza. Le norme intanto ci sono e vanno rispettate, prima esisteva un elenco dei cani aggressivi, poi sostituito con quello dei cani potenzialmente aggressivi. Già è un passo avanti, ma quello che serve è più comunicazione con i proprietari, dovrebbero essere per loro obbligatori dei corsi di formazione specifici, anche con particolare riferimento al rapporto tra cani e bambini. Questo non risolve il problema, ma lo allevia, perché poi dipende dai cani.

In che senso?

Nella mia esperienza professionale mi è capitato tante volte di vedere rotwailler, pitbull, doghi argentini buonissimi che non mettono paura. Diversamente, invece, dai cani di piccola taglia, come gli yorkshire o i volpini per esempio. Noi essere umani non potremo mai capire cosa pensa veramente un animale, contrariamente da quanto invece possono capirci loro con il loro sesto senso. A loro manca la parola, quindi reagiscono in ogni situazione in determinati modi, noi usiamo la voce, mentre i cani reagiscono o mordendo o scodinzolando.

Ma i cani molossi (pitbull, bulterrier, rotwailler, doghi argentini e altri) sono o no più pericolosi degli altri? Potrebbe servire secondo lei un albo specifico, un patentino, come propone l’Osservatorio italiano cani mordaci?

Secondo me non è giusto fare di tutta un’erba un fascio e stabilire per esempio che il dogo argentino è un cane aggressivo. Mettere questa paura nelle persone non va bene perché in realtà non è così. I molossi non sono più pericolosi degli altri. Ho visto una marea di pitbull stare a contatto coi bambini ed essere i cani più buoni del mondo, ma questi cani sono aggressivi con gli altri cani, ma raramente aggrediscono i bimbi. E’ in base a come vengono educati i cani e anche al carattere di ogni animale. Ogni cane ha una propria personalità da affermare nel branco. Per questo è importante formare i proprietari, che siano loro i capi del branco. Ma ripeto: non è solo problema di patentino, la questione non va su questo piano. Perché se il cane ha un’indole aggressiva ce l’ha e basta, c’è poco da fare, e la situazione può sfuggire al controllo del proprietario che non è stato in grado di cogliere i segnali di aggressività del proprio cane. Il patentino per questo serve tanto quanto, è come dire: ho il motorino, ho imparato a guidarlo, conosco i divieti e le regole, ma io un cane lo posso addestrare ma non è un robot. Il cane se gli prende la fantasia ti può anche mordere, come una persona impazzisce e uccide madre e padre e figli. Queste cose sono imprevedibili.

Lei li lascerebbe i suoi figli piccoli soli con un cane?

Io non li lascerei i miei figli piccoli soli con dei cani, ma a prescindere dalla razza. Perché se nella logica del branco entra un bambino di un anno che i cani non conoscono bene, con cui non sono stati mai in contatto, possono essere gelosi e possono reagire con violenza. Una situazione completamente diversa è invece quando il cane sin da cucciolo cresce con un bimbo, si crea una sintonia particolare data dagli odori, dalla memoria, in questo caso il cane può essere protettivo nei confronti del bambino. Ma il cane adulto può rivelarsi pericoloso per i bambini che non riescono ad imporsi nel branco. In ogni caso bisogna fare sempre molta attenzione ai cani e capire quali sono quelli particolarmente aggressivi, lo si capisce sin da quando sono piccoli. Non bisogna mai sottovalutare la pericolosità dei cani ma a prescindere dalla razza. I morsi li ho presi da pastori tedeschi e da cani di piccola taglia, certo il morso di uno yorkshire non è quello di un rotwailler che invece ritengono siano i più aggressivi tra i molossi.

Il cane è davvero il migliore amico dell’uomo?

Nessuno si deve fidare dei cani, né che sia una cane di grossa taglia né che sia di piccola taglia. Nella mia esperienza professionale non ho mai riscontrato differenze legate alla razza. Bisogna essere sempre un po’ più responsabili.

Quale consiglio dà ai genitori per gestire il rapporto tra bimbi e cani?

Mai lasciarli soli, bisogna insegnare ai bambini che gli animali non sono giocattoli, spiegare loro di non fare mai movimenti veloci con la braccia perché il cane si può spaventare e può reagire mordendo. Ai miei clienti spiego sin dalla prima visita come comportarsi con i loro cani, come usare il timbro il tono della voce, non vanno assolutamente bene le bastonate come fanno in tanti che non servono, per questo penso che una norma che imponga e certifichi un percorso formativo obbligatorio che non sia facoltativo può aiutarci a vivere meglio il rapporto uomo-cane e dunque a prevenire eventuali rischi per l’incolumità pubblica”.

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