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I nipoti di Carmelo Milioti, il boss-imprenditore favarese ucciso tredici anni fa, non dovranno più restituire 120.00 euro ricevuti a titolo di aiuto per l’insediamento in agricoltura nell’ambito del “Pacchetto Giovani”. Anzi: ne riceveranno altri 180.000 euro. Lo ha deciso il Consiglio di giustizia amministrativa che, ritenendo fondate le censure formulate dagli avvocati Girolamo Rubino, Lucia Alfieri e Francesco Buscaglia, ha annullato l’informativa prefettizia antimafia a carico della società agricola favarese Gasena di cui sono soci tre nipoti di Milioti. Informativa che era alla base del provvedimento di revoca del finanziamento già disposto dall’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di Agrigento che aveva già erogato un importo di quarantamila euro per ciascuno dei tre soci.

Dopo l’erogazione del contributo e un anno di attività d’impresa, l’Ispettorato del Lavoro ha sospeso la contribuzione prevista avviando il procedimento di revoca del finanziamento in ragione di un’informativa prefettizia in cui veniva paventato, tra l’altro, il rischio d’infiltrazione mafiosa per effetto di un legame di parentela dei soci della Gasena con lo zio ucciso nel 2003. I nipoti di Milioti, presentando una memoria difensiva, hanno chiesto invano la revoca del provvedimento di revoca del finanziamento: l’ispettorato, infatti, ha revocato il contributo e ha intimato la restituzione delle somme erogate. La Gasena ha quindi proposto un ricorso giurisdizionale davanti agli organi di giustizia amministrativa, con il patrocinio degli avvocati Rubino, Alfieri e Buscaglia, lamentando svariate forme di eccesso di potere. In particolare, i legali hanno sostenuto che “tutti i fatti rassegnati dalle forze di polizia ruotavano essenzialmente sul legame parentale intercorrente tra i soci della Gasena e Giovanni Milioti, titolare della società Mosedil, raggiunta da un’informativa prefettizia già annullata; e che tutte le altre circostanze richiamate si fondavano sui legami familiari di Giovanni Milioti e dei suoi figli con Carmelo Milioti, morto in un agguato mafioso e ritenuto un affiliato della malavita organizzata”.

Il Cga, in via istruttoria, ha emesso un’ordinanza, chiedendo alla Prefettura di Agrigento una relazione su alcune circostanze. Ottenuti i chiarimenti richiesti, il Cga ha annullato l’informativa antimafia ritenendo fondate le censure formulate dai legali i quali hanno sottolineato che i soci della Gasena “sono tre giovani laureati che hanno deciso di dedicarsi all’agricoltura e che negli ordinamenti democratici vi è l’ineludibile esigenza di rispettare le scelte che denotano opzioni per un’attività onesta da parte di soggetti che non debbono ad ogni costo pagare lo scotto di una provenienza da famiglia i cui membri sono sospettati di appartenere ad organizzazioni malavitose”. Per effetto della sentenza del Cga i nipoti di Milioti non dovranno restituire i contributi percepiti in misura pari a quarantamila euro da parte di ciascuno, mentre l’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura dovrà erogare la restante parte della spesa complessiva prevista che ammonta a trecentomila euro.

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