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Foto: Giornale di Sicilia

«Stagione breve ma intensa al porticciolo turistico di San Leone: tre giorni con Notre Dame de Paris e una sera con Gianna Nannini. Tante le polemiche e le perplessità sollevate da molti commercianti e residenti della zona sulla presenza di questa struttura nel cuore del lido balneare agrigentino. Il patron Enzo Bellavia della cooperativa Il Sestante, dopo aver spiegato nelle settimane scorse le ragioni della scelta legata all’area del porticciolo per l’allestimento del teatro in alternativa a Piano San Gregorio sotto la collina dei templi, traccia un bilancio e prende le distanze da un possibile riutilizzo del piazzale della Madonnina in futuro. «Ho già ampiamente esposto – dice Bellavia – le difficoltà di natura economica che mi hanno costretto ad abbandonare Piano San Gregorio. Ho sentito commenti di apprezzamento per la scelta di San Leone, ritenuta valida per il rilancio del lido con eventi d’indiscutibile qualità. Ma allo stesso tempo critiche alquanto dure. Per questo, pur ritenendomi soddisfatto, credo che in futuro opterò per scelte differenti. Voglio sottolineare gli aspetti positivi di questa operazione, molteplici e, credo, sotto gli occhi di tutti. Per la prima volta si è riusciti a prolungare il servizio di trasporto pubblico nelle ore serali. Non solo a beneficio di chi parcheggiava nelle aree di sosta predisposte in viale Emporium, in viale Dei Pini e – nel caso di Gianna Nannini – anche al Viale delle Dune. Non si era mai visto un autobus passare dopo le 21 e questo potrebbe essere un buon punto di partenza per abituare la gente ad usare i mezzi pubblici rendendo più fattibile ed efficiente la cosiddetta “zona a traffico limitato”, ampiamente utilizzata in altre località turistiche. Persone che alloggiavano, ad esempio, all’hotel Della Valle o al Colleverde hanno raggiunto il teatro a San Leone con gli autobus della TUA in orari assolutamente “inediti” e inusuali per questo servizio. Un altro aspetto positivo è rappresentato dal fatto che, nelle serate degli spettacoli, tutta la zona limitrofa all’area del teatro è stata temporaneamente liberata dagli abusivi che occupano e sfruttano un bene comune a proprio piacimento e indisturbati. Tutti ne parlano, tutti li detestano, tutti vorrebbero non vederli più. Eppure nulla cambia. Tranne quando il teatro è stato in funzione. Potrei essere indicato come capro espiatorio per la loro temporanea smobilitazione. Posso anche accettarlo, purché sia un primo passo verso il cambiamento. Almeno ho il merito di aver contribuito, seppur per pochi giorni, a restituire ai cittadini spazi pubblici che vengono sistematicamente sottratti al bene comune, come se fossimo nel far west, oltre ad alimentare le casse del demanio pubblico a differenza degli abusivi. Un’ultima personale considerazione riguarda le attività commerciali. Gli esercenti sostengono di aver subito più danni che benefici, naturalmente sparando a zero sulla novità del teatro al porticciolo ed etichettandolo come “elemento di disturbo”. Ecco la riflessione spontanea, ritengo, di tutti: è davvero possibile che migliaia di spettatori che hanno assistito al Notre Dame de Paris o al concerto di Gianna Nannini se la siano data a gambe fuggendo verso le proprie case? E’ proprio vero che nessuno, dopo gli spettacoli, ha pensato di andare al ristorante, al bar o in una pizzeria passeggiando per qualche decina di metri? Gli esercenti hanno messo a punto qualche tipo di strategia per attirare tutte queste potenziali presenze? Oppure si sono limitati, come al solito, ad attendere mugugnando davanti l’ingresso della propria attività, farneticando chissà quali teorie complottistiche o immaginando presunti favoritismi ad personam che si celerebbero dietro alla scelta del porticciolo in alternativa a Piano San Gregorio? Io vedo in altre località, dove il turismo lo si ha davvero nel sangue, i titolari di attività ricettive che fanno di tutto per accalappiarsi i clienti. E non devo essere io a spiegare come. La gente era lì, prima e dopo lo spettacolo. Sarebbe stato sufficiente attirarla con un minimo di furbizia, come altrove sanno fare fin troppo bene.
Riguardo la questione Valle dei Templi e Piano San Gregorio, concludo auspicando e chiedendo un confronto pubblico con i dirigenti dell’Ente Parco, il direttore Parello e il commissario Campo. Vorrei che spiegassero ai cittadini le motivazioni che li avrebbero portati a raddoppiare solo i nostri canoni di concessione delle aree archeologiche per lo svolgimento degli spettacoli, compresa l’imposizione delle spese di bonifica a carico degli organizzatori, senza nemmeno accettare la proposta di compensazione. E, di contro, esentare altri di loro gradimento. E’ un fatto strano visto che le casse del Parco, pur avendo un attivo di diversi milioni di euro, abbiano avuto bisogno di qualche nostro migliaio di euro in più meno per garantire la propria sopravvivenza. Una condotta che scoraggia ogni genere d’iniziativa privata e solo a vantaggio dell’ente pubblico. Sul ruolo e l’importanza degli enti pubblici in tal senso non ho ovviamente nulla in contrario, purché indichino al privato la strada migliore nell’ottenere un sicuro ritorno economico. Di tutto ciò non ho percepito nulla. Anzi, tutt’altro. Mi riferisco al fatto che il Parco ha organizzato, questa estate, spettacoli al tempio di Giunone quasi ogni giorno, gratuiti o facendo pagare al massimo 5 euro proponendo tariffe “popolari”. Ma se non sbaglio 5 euro è la metà del normale ingresso per visitare la Valle dei Templi. Quindi tutti i turisti che desideravano accedere alla via Sacra nelle ore serali ne hanno approfittato per ottenere uno sconto del 50 per cento con la scusa di andare a vedere gli spettacoli al tempio di Giunone. Tutto ciò non mi sembra una mossa particolarmente “furba”. Oppure sono io che non so fare il mio mestiere. Magari l’Ente Parco potrà spiegarci meglio le sue strategie di mercato, ma non chieda soldi in più per spenderli in un’altra location propria, distante poche decine di metri dalla nostra. A tutto ciò si aggiunge il fatto che, non solo gli spettacoli, ma anche le proposte dei servizi turistici subiscono, ahimè, lo stesso trattamento. Basta constatare il successo del trenino turistico elettrico che da qualche giorno gira per il centro di Favara e che, a parere del Commissario Bennardo Campo, nella Valle dei Templi creerebbe un insostenibile impatto ambientale. A questo punto posso affermare che tutto ciò sembrerebbe, oltre che un abuso, anche una provocazione nei confronti dell’imprenditoria privata».

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