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Emergenza lavoro nell’Agrigentino, continua a crescere implacabilmente la disoccupazione in provincia. Con un tasso di disoccupazione al 26,2% la provincia di Agrigento – secondo i dati dell’Istat al 31 dicembre 2015 – è quella in cui ci sono meno occupati in Sicilia. Nel 2014 il tasso di disoccupazione nell’Agrigentino era pari al 25,5%, nel 2013 era al 21%, nel 2012 era 19,5%, nel 2011 era al 17,6%. Di male in peggio. E non sono confortanti gli ultimi dati Istat diffusi nei giorni scorsi, che segnalano la continua crescita della disoccupazione giovanile in particolare in Sicilia e nelle regioni del Mezzogiorno, dunque anche il 2016 per l’Agrigentino si sta rivelando un nuovo anno nero sul fronte del lavoro.

“Purtroppo non abbiamo più le registrazioni dei livelli di disoccupazione che operavano gli uffici di collocamento a livello provinciale. Ma numeri a parte, il dramma occupazionale dell’Agrigentino è empirico: basterebbe vedere come si sono spopolati interi paesi della provincia”, ha detto al Giornale di Sicilia il segretario provinciale della Cgil di Agrigento Massimo Raso commentando i dati dell’Istat in questi giorni al centro del dibattito politico a livello nazionale.

massimo raso e susanna camussoSecondo il sindacato rosso “bisogna mettere piano ad un piano del lavoro, ovvero indirizzare risorse pubbliche e private verso l’innovazione e i beni comuni. La nostra è una provincia dalle tante opportunità e dai tanti filoni su cui si potrebbe lavorare meglio: dal recupero di alcuni centri storici al turismo; dalla ricchezza del sottosuolo alle terme; dall’enogastronomia alla pesca. Anche sulle infrastrutture c’è tanto da fare. Non siamo all’anno zero ma regna sovrana una disorganizzazione complessiva. Esplodono i b&b ma non vi è un portale che concentra l’offerta di un pacchetto Agrigento. Nei giorni scorsi, dopo il terremoto in centro Italia, abbiamo rilanciato la necessità di mettere in sicurezza il territorio, per salvare vite umane ma anche come occasione vera di un grande piano per salvare le città dal rischio idreogeologico e rilanciare l’occupazione degli edili e delle professioni tecniche. E poi agroindustria: ci sono eccellenze, arance, vino, pesche, cantalupo, ficodindia, fragoline su cui, con alcune eccezioni, non si è costruito molto in termini di filiera. Le marinerie di Sciacca, Porto Empedocle, Licata boccheggiano e l’Italia importa il 70% del pesce da fuori. Ma occorrono governi ai vari livelli – ha sottolineato Raso – che investano e guidino lo sviluppo. Scandaloso che non si utilizzino per intero le risorse europee.

E poi il welfare: anche dalla cura delle persone, specie di quelle più deboli, può venire tanta buona occupazione per i giovani e i meno giovani. Da tempo – ha proseguito il leader della Cgil agrigentina – gridiamo queste cose inascoltati. Abbiamo lanciato appelli accorati alle altre forze sociali e dell’economia per fare sistema, mettere insieme le forze, ma uno dei più grandi nemici di questa terra è l’individualismo esasperato, ognuno pensa di poter fare da solo e invece nessuno si salva da solo! Dobbiamo puntare sulle risorse che abbiamo storiche, naturali,umane e che non sono delocalizzabili e su quello costruire economie possibili. Abbiamo tante risorse che altri che ci guardano da fuori vedono e che noi non sappiamo cogliere appieno, è davvero uno spreco”.