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E’ stato ricordato oggi a Palermo il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia 34 anni fa, il 3 settembre 1982, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente Domenico Russo. Corone di fiori sono state poste nel luogo dell’eccidio, in via Isidoro Carini. Tra i presenti, oltre ai figli del generale, Rita, Simona e Nando e le massime autorita’ militari, c’erano il presidente del Senato, Pietro Grasso, il sindaco, Leoluca Orlando, il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Simona Vicari, il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice e il rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari. Per i tre omicidi sono stati condannati all’ergastolo come mandanti i vertici di Cosa Nostra, Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calo’, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. Nel 2002 sono stati condannati in primo grado, quali esecutori materiali dell’attentato, Vincenzo Galatolo e Antonino Madonia, entrambi all’ergastolo, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci a 14 anni di reclusione ciascuno.
Dalla Chiesa era stato già in Sicilia come ufficiale dei carabinieri dal 1949 ai primi anni ’50 e successivamente dal 1966 al 1973. Da generale aveva coordinato la lotta al terrorismo ed era stato nominato prefetto di Palermo dopo l’omicidio di Pio La Torre (30 aprile 1982) e Rosario Di Salvo, per fermare la mattanza mafiosa. Aveva chiesto più volte, ma senza ottenerli, poteri effettivi di coordinamento della lotta a Cosa nostra. Cento giorni di impegno determinato, oltre ogni ostacolo, e di solitudine. Fino al tragico epilogo. Restano indelebili – come ricorda l’Italpress – le immagini dei funerali, quando il cardinale Salvatore Pappalardo tuonò dall’altare: “Dum Romae consulitur… Saguntum espugnatur. Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata e questa volta non e’ Sagunto, ma Palermo! Povera Palermo nostra”.

“A trentaquattro anni dalla barbara aggressione di via Isidoro Carini, rendo commosso omaggio alla memoria del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, di sua moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo”. Lo ha dichiarato il presidente della Repubblica in occasione della commemorazione del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa assassinato dalla mafia il 3 settembre 1982. “Il prefetto Dalla Chiesa pur consapevole dell’altissimo rischio cui si esponeva, ha portato avanti con tensione morale e determinazione una efficace lotta alle organizzazioni terroristiche e mafiose, animato dalla ferma volonta’ di sconfiggere la minaccia criminale allo Stato di diritto e alle Istituzioni”, ha ricordato il Capo dello Stato. “Il ricordo delle vittime di quel vile assassino e di tutti gli attentati che hanno segnato con lutti e sofferenze la storia del nostro paese deve vivere nell’agire quotidiano di istituzioni e cittadini, accomunati dall’impegno a contrastare con atti concreti, e ovunque di annidi, il terribile male della violenza, della sopraffazione, della mafia, del terrorismo. E’ necessario far prevalere la cultura dei diritti e del rispetto delle regole e sostenere la coraggiosa azione di coloro che sono in prima linea a difesa dei valori di giustizia e di legalita’, garanzia irrinunciabile di liberta’ e convivenza democratica”, ha aggiunto. “Con questo spirito, rinnovo alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo la solidale vicinanza mia e della Repubblica”, ha concluso.