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“Qui davanti a noi pare sia stato trovato l’antico teatro di Akagras, a ottobre inizia una nuova campagna di scavi nella Valle dei Templi. Nel 2020 potremo festeggiare perché Agrigento ritrova il suo teatro”. Così il premier Matteo Renzi ha parlato ieri del possibile ritrovamento
del teatro di epoca greco-romana dopo secoli di ricerche. L’antico teatro si troverebbe vicino al museo archeologico “Pietro Griffo” in contrada San Nicola e alla sede della sovrintendenza ai beni culturali e ambientali, nella zona a sud dell’area in cui è stato cercato da decenni. A riportare la notizia, ieri, è stato il Corriere della Sera con un articolo a firma di Giovanni Taglialavoro.

“La conca c’è, il primo gradone della cavea gira perfettamente, tutto sembra iscritto in un ordine urbanistico perfetto”, ha dichiarato il direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi Giuseppe Parello il quale, non aggiungendo altro, ha spiegato che sarà convocata per il 15 settembre prossimo una conferenza stampa, alla quale parteciperà anche l’assessore regionale ai Beni culturali Carlo Vermiglio, per illustrare gli esiti delle ultime ricerche archeologiche e quindi per fare il punto sul possibile rinvenimento del teatro greco-romano. Teatro di cui si era praticamente persa traccia fra storie e leggende anche se è sempre stato considerato “tecnicamente” impossibile che l’antica Akragas non avesse un teatro così come le antiche città di Eraclea Minoa, Taormina, Siracusa.

Del teatro agrigentino si parla da secoli. Già nel 1500 Tommaso Fazello raccontava dei resti del grande teatro vicino alla chiesa di San Nicola, mentre negli anni ’30 Pirro Marconi non trovò nulla dopo aver scavato a nord della chiesa. Tra gli anni ’80 e ’90 si tornò a parlare di teatro e imprudentemente se ne annunciò l’imminente scoperta. Invece, là dove si cercava la cavea antica si scoprì comunque una grande piazza con un tempio di età ellenistico-romana.

Più recentemente, su incarico del Parco archeologico, degli studiosi guidati da Monica Liviadotti del Politecnico di Bari e da Luigi Calio dell’Università di Catania, insieme alle archeologhe Maria Serena Rizzo, Valentina Caminneci e Maria Concetta Parello, hanno catalogato le immagini del sito in questione prodotte negli ultimi decenni e le hanno analizzate. Dagli esami sarebbe emerso che in quella zona c’era qualcosa sotto. Alcune “anomalie”, che in gergo significa che c’è qualcosa lì sepolto, segnalano ai ricercatori la presenza di una struttura semicircolare in un’area vicina alla chiesa di san Nicola. E’ stato così fatto un saggio dal quale sono emersi resti che potrebbero appartenere all’antica cavea. Gli scavi, come confermato ieri dal direttore Parello, riprenderanno il 10 ottobre prossimo grazie ai finanziamenti di oltre sei milioni di euro stanziati dal Governo Renzi. E’ dunque nella zona a sud del museo che potrebbe venire alla luce l’antico teatro. Dopo decenni di ricerche senza risultati, sarebbe certamente una scoperta importante dal punto di vista archeologico e scientifico. Già sul web circolano le prime ricostruzioni grafiche del teatro. “Una straordinaria scoperta che, qualora confermata – ha commentato la parlamentare Maria Iacono, componente della commissione Turismo di Montecitorio – riconsegnerebbe alla città di Agrigento un ulteriore tesoro storico ed archeologico”. “Adesso – ha dichiarato il sindaco di Agrigento Lillo Firetto – cambierà l’offerta turistica, è davvero una mezza rivoluzione per Agrigento. La fase di scavo avrà un fascino particolarissimo – ha aggiunto il primo cittadino – perché sarà possibile fare visite in cantiere e vederlo affiorare ora dopo ora”.