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“Oltre alle cause naturali ci sono certamente anche le responsabilità dell’uomo, ed è inevitabile in un’epoca super industrializzata come la nostra, a provocare danni all’ambiente. Per la tutela delle coste dell’Agrigentino, così come per gli altri interventi per la tutela dell’ambiente e contro il dissesto idrogeologico, è necessario preferire sempre progetti a basso impatto ambientale”.

Così il geologo agrigentino Calogero Pecoraro,  consigliere dell’Ordine regionale geologi Sicilia dove si occupa di Ambiente e Protezione Civile, tra i soci fondatori dell’Associazione Geologi di Agrigento, si esprime sul Giornale di Sicilia a proposito del fenomeno dell’erosione costiera che avanza senza tregua in diverse spiagge dell’Agrigentino tra le quali quelle di Eraclea Minoa e San Leone dove recentemente e in passato le mareggiate hanno danneggiato diverse strutture turistiche.

Quali sono le cause dell’erosione costiera? Si tratta solo di un fenomeno naturale o ci sono anche responsabilità dell’uomo?

calogero-221x300“Le cause dell’erosione costiera sono di vario tipo, quelle che riguardano il nostro territorio sono soprattutto le pose in opera di sbarramenti artificiali lungo i corsi d’acqua, cementazioni di vario genere, come le cementazioni delle sponde fluviali, le canalizzazioni, arginature di vario tipo. Queste sono le cause principali sui corsi d’acqua. Poi ci sono le cause naturali. Sono più che altro cicliche e variano da periodo e periodo. Se ci sono dei rimboschimenti a monte c’è naturalmente un minore apporto di detriti solidi dei corsi d’acqua in prossimità delle spiagge. Quindi in quel periodo ben preciso abbiamo un arretramento delle coste, perché c’è un mancato equilibrio fra la parte erosiva del moto ondoso e l’apporto detritico che viene dato alle spiagge dai corsi d’acqua. Quando diminuisce il rimboschimento aumenta la parte esposta all’erosione, i corsi d’acqua trasportano le parti erose a monte verso valle, quindi c’è un maggior apporto detritico, più materiale sulle spiagge, e il moto ondoso ha meno capacità di erodere tutto questo quantitativo di detriti, e dunque c’è un avanzamento del mare”.

Quindi tra le cause dell’erosione “cronica” ad Eraclea Minoa anche i lavori realizzati nel tempo lungo le sponde del vicino fiume Platani?

“Assolutamente sì. Io non conosco nel dettaglio le opere di antropizzazione che sono state realizzate nel tempo lungo il corso d’acqua e a monte. Ma vien da sé: il corso d’acqua principale che c’è non ha più la capacità di apporto solido che aveva negli anni passati, quindi per ora ce l’ha vinta il moto ondoso che ha la capacità di erodere maggiormente le spiagge rispetto all’apporto solido che viene dato dal corso d’acqua.

La geologia cosa suggerisce per frenare l’erosione costiera?

Ci sono diversi tipi di soluzioni, interventi di difesa attiva o passiva, ma bisogna valutare con attenzione caso per caso. Naturalmente l’evoluzione antropica è inevitabile, soprattutto nel periodo di industrializzazione che stiamo vivendo. Però bisogna soprattutto in questo contesto mettere in campo delle soluzioni a basso impatto ambientale, che non creino successivamente delle condizioni di pericolo. Perché, per esempio, ci sono delle opere che in caso d’emergenza sono ad alto impatto ambientale però mettono in sicurezza il territorio. Ma in periodo di quiete, di non allerta, si possono adottare opere di difesa costiera, soprattutto quelle passive, morbide per intenderci, che hanno una bassissimo impatto ambientale. Però bisogna fare molta attenzione che non creino poi situazioni di pericolo sia alla navigazione sia alle persone che vivono la spiaggia, quindi ai bagnanti e ai turisti.

Quali caratteristiche dovrebbero avere queste opere a difesa del litorale?

“Questo tipo di strutture devono essere soprattutto efficienti, che significa che devono riuscire a creare quelle condizioni di equilibrio fra il materiale eroso dall’azione del moto ondoso e il materiale detritico che viene apportato dai corsi d’acqua. Quindi se si riesce, con un’opera ingegneristica, a creare questo tipo di equilibrio tra la parte del materiale eroso e la parte messa in maniera naturale a disposizione per il ripascimento delle spiagge, quella è l’opera che ha una maggiore efficienza. Ma bisogna trovare il giusto equilibrio evitando però che ci si rifaccia sulle altre spiagge limitrofe. Come, per esempio potrebbe essere avvenuto ad Eraclea Minoa, a causa di opere realizzate in passato a Seccagrande e a Siculiana Marina. Le opere antropiche che si realizzano sulle spiagge devono rispettare rigorosamente determinati criteri, altrimenti si rischia di fare danni enormi”.

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