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Pesce Scorpione

“Nei nostri mari troviamo biodiversità eccezionale arricchita da pesci tropicali ma minacciata come biodiversità mediterranea che, in alcuni casi, può essere pericolosa per l’ambiente e per l’uomo”. A spiegarlo è Franco Andaloro, direttore di ricerca dell’Ispra, illustrando i recenti risultati ottenuti nell’ambito delle ricerche dell’Osservatorio della Biodiversità della Regione siciliana.

Direttore, cosa è emerso dalle recenti esplorazioni marine nei mari siciliani finalizzate allo studio della biodiversità? Quali novità?

“Oggi la biodiversità nei nostri mari è minacciata da molte cose, tra le quali la presenza di specie non indigene, le cosiddette specie aliene. A mare si registrano moltissime di queste presenze, nel Mediterraneo su 500 pesci nativi ne abbiamo 140 che arrivano dal Mar Rosso, fra queste specie una ventina hanno raggiunto il Mediterraneo centrale, come il Lagocephalus sceleratus, il pesce Palla maculato, un pesce, che se viene mangiato, è mortale. Per questo l’Ispra ha lanciato il primo allarme, dopo il primo rinvenimento di due anni fa, e siamo riusciti a trovare già ben venti esemplari. Era doveroso lanciare l’allarme.

andalorowwfSono previsti altri arrivi di “pesci alieni” pericolosi nei nostri mari?

Molte altre specie aliene stanno arrivando. Tra l’altro in Tunisia c’è il pesce Scorpione, la cui puntura risulta letale. Nei prossimi mesi il pesce Scorpione dovrebbe arrivare nei mari italiani. Poi ci sono le alghe invasive, le cosiddette alghe assassine, una grande quantità di piccole alghe unicellulari che vivono nei porti. Ed anche i granchi, come il granchio Percnon, questo piccolo granchietto che è arrivato nel Mediterraneo e si è diffuso in tutti i mari, perché non aveva un competitore, nessuno cioè viveva nell’ambiente da lui occupato. Altre specie mediterranee invece stanno aumentando perché sono ad acque calde, preferiscono le acque calde. Così come il granchio di Torre Salsa, l’Ocypode cursor, così il pesce Vela, il pesce Pappagallo e il pesce Balestra presenti nei nostri mari.

Tanti pesci tropicali, come arrivano?

I pesci tropicali arrivano nel Mediterraneo attraverso molte strade. Alcune sono strade volontarie, altre involontarie. Quelle volontarie sono ovviamente i pesci importati in acquacoltura, importanti negli acquari, i vermi per esempio importati come esca per la pesca, queste specie si possono in qualche modo controllare, c’è un’apposita commissione del ministero delle Politiche agricole per autorizzare le specie non indigene con la garanzia che non fuoriescano in mare. Un tempo però non era così, basti pensare che l’80% della vongola che noi mangiamo non è la vongola nativa mediterranea ma quella filippina che negli anni ’60 colonizzò quasi totalmente l’Adriatico. Ma un’altra forma involontaria riguarda le acque di zavorra delle navi scaricate nei punti di arrivo,  Così ci troviamo spore larvali di nuove specie di pesci, crostacei, molluschi, e soprattutto alghe, che arrivano da altri mari”.

pesce_tossico_ispraUna biodiversità sempre più ricca…

Ci stiamo trovando una biodiversità che cambia continuamente. Però ci sono tante note positive. Lavorando nello studio sulla biodiversità che stiamo realizzando nell’ambito dell’Osservatorio regionale abbiamo iniziato a esplorare i banchi del Canale di Sicilia ottenendo risultati di notevole interesse. Dopo quella di Panarea, sono state scoperte aree idrotermali anche nel banco Graham, la famosa isola Ferdinandea, emersa e scomparsa nel 1831 nello Stretto di Sicilia. Oltre al Banco Graham abbiamo esplorato anche il Banco di Pantelleria, il Banco Avventura, il Banco Terribile per studiarne la biodiversità. Sui banchi sono state trovate 150 diverse specie animali e vegetali, di cui 18 protette e 31 ritenute sensibili dalle convenzioni internazionali, oltre a 13 ambienti protetti. Nei banchi abbiamo trovato un’eccezionale biodiversità: tutte le quattro specie del corallo nero, il corallo rosso, spugne preziose, tutte specie che si ritenevano rare rivenute nei banchi lontano dalle minacce della terra ferma. Specie che stanno raggiungendo un livello di biodiversità spettacolare che comunque va protetto dalle minacce che possono arrivare.

A proposito di rispetto dell’ambiente e della natura, va cambiando qualcosa in Sicilia? C’è una maggiore sensibilità?

Senza dubbio è in questi anni cresciuta l’attenzione e la sensibilità nei confronti dell’ambiente, tutti stanno facendo sempre di più la loro parte, la collaborazione è globale. Le convenzioni internazionali operano in questa direzione, il ministero dell’Ambiente e la Regione siciliana stanno determinando la possibilità di sviluppare nuovi progetti di tutela ambientale in collaborazione con le associazioni ambientaliste del territorio, come Legambiente, Wwf, Lipu, Marevivo che già fanno continuamente opera di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini, dei pescatori, dei giovani nelle scuole contribuendo a determinare una nuova cultura e una nuova consapevolezza sull’importanza del rispetto della natura e dell’ambiente.

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