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“Dall’emergenza rifiuti alla proroga dei contratti dei lavoratori precari, dagli stipendi arretrati degli operatori ecologici a quelli dei dipendenti comunali. Sin dal mio insediamento mi sto trovando a gestire un’emergenza dopo l’altra, abbiamo ereditato una situazione disastrosa che ha inevitabilmente portato alla proposta di dichiarazione di dissesto finanziario, l’unica strada percorribile”. Così il sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina, racconta al Giornale di Sicilia i suoi primi tre mesi al governo della città marinara in vista del consiglio comunale del 12 ottobre che dovrà decidere sulla proposta di dissesto finanziario della giunta che in consiglio comunale non ha la maggioranza.

Signor sindaco, che situazione ha trovato al Comune?

Si era capito da tempo che Porto Empedocle non era l’isola felice che ci raccontavano. Prima di andarsene ad Agrigento, l’ex sindaco Firetto sostenne che c’era un avanzo di amministrazione di circa 3 milioni e 800 mila euro, due mesi dopo si scoprì che più che avanzo c’era un disastro completo. Tanto che la dottoressa Bonsignore, il primo commissario straordinario, se ne andò dopo due mesi, secondo me perché la situazione era davvero tragica e si sarebbe sentita male. Poi è arrivata la dottoressa Rizza. Il nuovo commissario, il giorno dopo la mia elezione, mi ha mandato una nota interna con la quale, con i poteri di sindaco, giunta e consiglio comunale, mi dichiarava che il dissesto era inevitabile invitandomi a procedere in tal senso con la massima urgenza. A questo punto, come faccio io a sostenere che sia possibile una soluzione alternativa quando la situazione è ulteriormente peggiorata? Sarei una folle, incosciente, irresponsabile”.

Il dissesto è davvero inevitabile? Secondo lei non è percorribile la strada del piano di riequilibrio proposto dalle opposizioni?

C’è questa opposizione che fa capire che il dissesto rappresenta la morte del Comune. Invece no! La dichiarazione di dissesto è un rimedio, perché interviene lo Stato erogando dei mutui occupandosi della massa passiva accumulata dalla passata amministrazione e procedendo a liquidazione, come se si trattasse di un’impresa in fallimento, quello sì, ma per la parte passata. In realtà, però, quando un comune dichiara il dissesto, si scrolla per quel che può del passato con l’intervento dello Stato e ricomincia da zero la sua attività.

Ma saranno anche inevitabili misure “lacrime e sangue”, a partire dall’aumento di tasse e tributi locali…

E’ chiaro che bisognerà adottare dei provvedimenti e delle strategie come il taglio delle spese e l’incentivazione delle entrate tributarie, però evidentemente si può rinverdire. Io spero che i consiglieri comunali abbiano senso di responsabilità e addivengano, al di là delle bugie raccontate in giro, a questa decisione perché, come hanno detto l’ex commissario Rizzo, la Corte dei Conti e come hanno dichiarato i revisori nella relazione, non c’è rimedio. così è come lasciare agonizzare il Comune e tutti quelli che avanzano dei soldi dal Comune.

C’è il rischio di licenziamento dei lavoratori precari?

Per quel che riguarda i lavoratori pecari e il personale dipendente è il piano di riequilibrio sostenuto dall’opposizione che mette in forse il mantenimento del rapporto di servizio e l’eventuale licenziamento, non il dissesto, che è invece al contrario. Di fatto, i lavoratori dipendenti, in una situazione di dissesto, sono maggiormente tutelati.

Il presidente del consiglio comunale, Marilù Caci, le chiede di “trasmettere tutti gli atti relativi al dissesto ai revisori dei conti”, come risponde?

Loro hanno già tutti gli atti. C’è peraltro una sentenza del Consiglio di Stato che stigmatizza proprio il comportamento dei consiglieri comunali quando cominciano a chiedere una serie di atti in maniera strumentale. Chiedono addirittura la refluenza delle partecipate nel bilancio empedoclino, anche se noi partecipate non abbiamo. Chiaramente sono delle richieste strumentali fatte per far perdere tempo, visto che loro hanno a disposizione la delibera con tutti gli incartamenti accessori, la relazione dei revisori dei conti e l’accesso a tutti gli uffici e tutti gli atti comunali. Al presidente del consiglio comunale chiedo di svestire i panni di capo dell’opposizione e di garantire la sua funzione super partes.

Signor sindaco, in questa situazione finanziaria drammatica, tra scontri e polemiche, come ha fatto a governare in questi primi tre mesi?

Non abbiamo certamente fatto una gestione allegra delle casse comunali, abbiamo gestito le poche risorse nel modo più  oculato possibile. Infatti, seppur in questo disastro, il fatto che sia gli operatori ecologici e sia i dipendenti comunali non ce l’abbiano con noi è perché capiscono che non dipende dall’attuale amministrazione come il messaggio che vuole far passare qualcuno in questi giorni, ma da un passato disastroso che abbiamo ereditato. E’ stato evidenziato nella relazione della Corte dei Conti che un mutuo da 4 milioni di euro erogato dalla Cassa depositi e prestiti e destinato a pagare debiti certi, liquidi ed esigibili che avrebbe consentito di chiudere certe soluzioni debitorie e di evitare la decorrenza di interessi passivi, ma i soldi sono stati utilizzati invece dalla passata amministrazione per spese correnti, per concerti, feste e tante altre cose, al di fuori di quella che era la destinazione vincolata. Noi non abbiamo più neanche le anticipazioni di cassa. In molti comuni in procinto di dichiarare il dissesto c’è una situazione meno tragica perché hanno ancora la possibilità di poter fruire dell’anticipazione di cassa, che io ho trovato consumata già dal giorno del mio insediamento. Questa è anche una delle cause che rende inevitabile il dissesto.