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Al centro Maurizio Costa durante un sopralluogo con il vicepresidente della Regione Mariella Lo Bello

Sono 18 i Comuni agrigentini inadempienti per quanto riguarda i piani di emergenza, un indispensabile strumento per la prevenzione dei georischi, dal rischio sismico a quello idrogeologico. Ma c’è anche una macchina di protezione civile con 800 volontari agrigentini pronta ad intervenire per ogni emergenza, anche in caso di terremoto. Lo ha spiegato al Giornale di Sicilia il dirigente Maurizio Costa, dirigente regionale coordinatore del servizio di Protezione Civile della provincia di Agrigento facendo il punto della situazione sui piani di emergenza mentre in questi giorni nella Valle del Belice va in scena l’esercitazione internazionale “Modex Sicily 2016”, progettata e realizzata dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile, in collaborazione con la Regione siciliana, e finanziata dalla Commissione Europea con l’obiettivo di testare il meccanismo unionale di Protezione Civile in caso di terremoti.

A proposito di emergenze, quanti sono i Comuni agrigentini che hanno già adottato i piani di emergenza di protezione civile?

Ad oggi abbiamo la certezza di 25 piani di protezione civile ufficialmente già adottati e aggiornati recentemente su 43 Comuni in provincia. Li controlliamo, li monitoriamo mensilmente e li facciamo aggiornare. Tutti i piani affrontano i vari rischi rispetto alle caratteristiche del territorio: c’è per esempio chi affronta di più il rischio idrogeologico, chi il rischio idraulico, chi di più il rischio sismico. Altri due comuni come Naro e Cammarata a breve presenteranno  i piani che sono quasi pronti, li abbiamo aiutati a sistemarli. Tutti i Comuni hanno già presentato un piano speditivo, ma è una cosa così, preliminare. Quindi sono complessivamente 18 i comuni inadempienti per quanto riguarda i piani comunali di emergenza nel’Agrigentino.

Ma non è prevista una sanzione per i Comuni inadempienti?

La legge purtroppo non lo prevede. Secondo me questo è un difetto della norma. Laddove manca il piano dovrebbe intervenire un commissario, che non c’è. Ma c’è comunque il rischio di carattere penale. Perché qualora dovesse succedere qualcosa il sindaco di un Comune con un difetto di strumentazione potrebbe essere chiamato a rispondere penalmente di questa inadempienza.

Ma i Comuni inadempienti si stanno adoperando per la presentazione dei piani d’emergenza?

Noi possiamo sostituirci ai Comuni, stiamo sollecitando, stiamo dando indicazioni, fornendo circolari, direttive, aiuti per la redazione dei paini. Ma l’appello non devo farlo io, è la coscienza civica che deve portare a questo.

Quanto sono importanti i piani di emergenza?

Il piano di emergenza è importantissimo, è fondamentale, ed affronta vari rischi, non solo quello sismico. Il rischio industriale rilevante, il rischio idraulico che ormai è da tutte le parti, il rischio idrogeologico. I rischi ci sono e soltanto chi è nel territorio può ben affondare le radici nel progetto, quindi è chiaro che è fondamentale il lavoro della amministrazioni comunali.

A livello di volontariato, la Protezione civile nell’Agrigentino è attrezzata in caso di terremoto o di emergenza di altra natura?

Siamo più che attrezzati. Siamo la provincia che in Sicilia ha il più alto numero di volontari, che sono 800, diffusi in quasi tutti i Comuni. Una partecipazione di volontari assolutamente rilevante e qualificata. Volontari che hanno collaborato in tutte le emergenze che ci sono state distinguendosi per l’impegno e la competenza mostrati sul campo. Al bisogno, oltre alle nostre forze, ci sono quelle della rete di collaborazione reciproca regionale. Noi nell’Agrigentino siamo ben attrezzati e siamo ottimamente coordinati in Sicilia.

Dopo il terremoto che recentemente ha colpito il Centro Italia c’è secondo lei una maggiore consapevolezza dei rischi da parte delle amministrazioni comunali nel nostro territorio?

Secondo me dopo il terremoto che ha colpito Amatrice e gli altri paesi vicini non è cambiato niente.  Quando c’è un terremoto per trenta giorni sono tutti attenti, quando c’è una frana quindici giorni di attenzione, quando c’è un’alluvione l’attenzione è per una settimana. Dopo tutto torna come prima. Tutto sta nella capacità negli anni di tenere alta l’attenzione sul problema. E’ importante che ci sia una nuova consapevolezza e una nuova cultura della prevenzioni dei georischi. Abbiamo fatto centinaia di attività di sensibilizzazione e formazione nelle scuole e ci torneremo quest’anno. Periodicamente facciamo aggiornamenti ed esercitazioni, attività con la Protezione civile nazionale sui georischi. Ma poi, accanto alle nostre attività limitate nel tempo, è necessaria un’attività di sensibilizzazione e informazione continua da parte delle amministrazioni locali, delle scuole  che sono chiamate ad intervenire in tal senso.