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C’era chi faceva assumere fittiziamente un consigliere comunale con uno stipendio da 3.900 euro mensili per avere i rimborsi dal Comune di Agrigento, chi fingeva di risiedere a Palermo facendosi così rimborsare spese viaggio, mai sostenute, per oltre 33 mila euro. E chi falsificava gli atti delle sedute delle Commissioni consiliari per avere il gettone di presenza. Sono soltanto alcune delle accuse del gip del Tribunale di Agrigento che ha disposto oggi il sequestro di somme di denaro nei confronti di tre indagati, altre due richieste sono state respinte. E’ l’inchiesta sulla ‘Rimborsopoli’ agrigentina.

La Guardia di Finanza di Agrigento ha eseguito oggi un’ordinanza di sequestro preventivo emessa dal Gip presso il Tribunale di Alessandra Vella su richiesta della Procura della città dei Templi, diretta dal Procuratore facente funzione Ignazio Fonzo. Sotto sequestro le somme che, secondo la magistratura, sarebbero state ottenute dagli indagati senza averne diritto. I provvedimenti cautelari, secondo quanto riporta l’AdnKronos, riguardano la “sussistenza di profili di rilevanza penale in una serie di condotte poste in essere” da alcuni componenti del Consiglio comunale di Agrigento che fu sciolto.

“Queste condotte, passate alla ribalta dell’attenzione mediatica nazionale – spiegano gli inquirenti – sono apparse da subito ”distorsive” delle prerogative e garanzie poste dall’ordinamento giuridico a presidio del corretto espletamento delle funzioni istituzionali proprie dei cosiddetti ‘amministratori locali'”. Alcune richieste avanzate dalla Procura al gip sono state respinte. Per questo motivo la Procura della Repubblica, retta dal Procuratore facente funzione, Ignazio Fonzo, ha annunciato di “volere valutare la impugnabilità dell’ordinanza nella parte in cui il Gip ha rigettato le proprie richieste”.

Sono in totale cinque gli indagati nel procedimento sulla ‘Rimborsopoli’ agrigentina: Alfonso Vassallo, Francesco Giambrone, Francesco Picone, Alfonso Marotta e Antonino Cicero. In particolare, Giambrone e Vassallo sono accusati di truffa “in concorso tra loro”. Secondo il gip “con artifici e raggiri” Giambrone, nella sua qualità di Presidente della Cgia di Agrigento avrebbe “simulato l’assunzione di Alfonso Vassallo con la qualifica di segretario provinciale, con un trattamenti retributivo pari a 3.900 euro mensili, nella piena consapevolezza che Vassallo non avrebbe potuto fornire alcun concreto impegno connesso alla qualifica conferita sino alla decadenza dalla carica elettiva per le incombenze istituzionali connesse, inducendo il Comune di Agrigento”.

Francesco Picone, invece, è accusato di avere prodotto “atti di delega con sottoscrizione contraffatta apparentemente riconducibile ad altro consigliere comunale”. Tutto questo avrebbe indotto in errore, secondo il magistrati, “il Segretario e il Presidente della Commissione interessata, i quali nei verbali delle sedute attestavano falsamente la sua legittimazione a partecipare in qualità di delegato, condizione che conferiva al medesimo il diritto alla liquidazione del gettone di presenza”. Anche Alfonso Marotta è accusato di avere, in concorso, fatto uso delle “deleghe riportanti sottoscrizioni apocrife di due consiglieri comunali”. Il gip elenca, uno per uno, tutte le accuse ai cinque indagati. Antonino Cicero avrebbe ottenuto rimborso di spese viaggio che, secondo il gip, non sarebbero mai stati effettuati. Le richieste di sequestro preventivo avanzate dalla Procura per Picone e Mirotta sono state respinte dal Gip.

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