Mafia, bonifica miniera Pasquasia: scattano 11 misure cautelari, arresti eccellenti

Sono complessivamente 11 le misure cautelari personali, di cui tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, cinque provvedimenti di sottoposizione agli arresti domiciliari e tre misure di obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria eseguite dai carabinieri del Comando provinciale di Enna, insieme ai colleghi dei Comandi provinciali di Catania, Palermo, Agrigento e Bergamo. L’operazione, denominata ‘Bonifica Pasquasia’, ha permesso si smantellare un’associazione dedita allo smaltimento di rifiuti tossici. In manette, come riporta l’AdnKronos, è finito un gruppo di imprenditori, professionisti e funzionari pubblici, che aveva tentato di accaparrarsi indebitamente l’ultra milionario importo (8 milioni di euro) dell’appalto per la bonifica del sito minerario a Enna. In particolare agli indagati sono contestati i reati di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, associazione per delinquere finalizzata allo smaltimento di rifiuti tossici, alla commissione di reati di peculato, frode nelle pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale, falsità materiale commessa da un privato e induzione indebita a dare o promettere. I tre destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere devono rispondere anche di concorso esterno in associazione mafiosa per avere agevolato Cosa nostra grazie all’assunzione pilotata di lavoratori o favorendo l’impiego di ditte vicine alla stessa organizzazione criminale.
Tra le persone coinvolte anche un dirigente e un ispettore del Corpo forestale della Regione siciliana. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Caltanissetta su richiesta della Dda nissena. Le indagini, condotte tra il febbraio del 2013 e il maggio del 2014 dai carabinieri del nucleo Investigativo di Enna, hanno acceso i riflettori sull’appalto milionario vinto nel 2013 dalla società 1′ Emme’ di Bergamo, di cui è titolare l’imprenditore di origine calabrese Pasquale Gattuso. L’appalto riguardava le operazioni di smaltimento e bonifica di cemento, amianto e materiali ferrosi provenienti dalla dismessa miniera di sali potassici di contrada Pasquasia del Comune di Enna. Le misure cautelari in carcere sono state emesse nei confronti dei fratelli Michele e Antonino Berna Nasca, 43 e 36 anni, e di Giacomo Aranzulla, 60 anni. “I primi due – spiegano gli investigatori dell’Arma -sono noti imprenditori del settore edile della provincia di Enna, più volte coinvolti in indagini antimafia, in quanto indicati da numerosi collaboratori di giustizia quali appartenenti a un nucleo familiare da sempre ‘vicino’ agli interessi sui pubblici appalti di rilevante entità delle famiglie di Cosa Nostra delle province di Enna, Catania e Messina”.
Agli arresti domiciliari sono finiti, invece, Gaetano Bognanni, 54 anni di Enna, dirigente del Corpo forestale della Regione siciliana, Vincenzo Ferrarello, 54 anni, di Enna, ispettore della Forestale. Entrambi pur addetti per conto della Regione siciliana alla custodia del sito minerario, avrebbero tradito il proprio mandato, architettando, spiegano gli inquirenti, “il disegno criminoso di pretendere e ottenere che Pasquale Gattuso desse mandato di recuperare i rottami in ferro presenti nel sito a un rottamaio di loro conoscenza, concorrendo, anche materialmente, nel successivo sistematico saccheggio ed asportazione di ingenti quantità di rame e materiale ferroso, ricevendone in cambio rilevanti corresponsioni di denaro e altre utilità”. Finiscono ai domiciliari anche Diego Mammo Zagarella, 51 anni nato a Torino e residente a Palermo; Rosario Consiglio, 60 anni di Piazza Armerina; Pasquale Gattuso, 53 anni, di Reggio Calabria, titolare della società “1 Emme” aggiudicataria dell’appalto. Obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria, invece, per Eugenio Vecchio, 47 anni, catanese; Salvatore Mammo Zagarella, 48 anni, di Favara; e Giuseppe Costanza, 38 anni di Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento. Secondo l’accusa Gattuso avrebbe pagato una tangente da 120mila euro, pari all’1,5% del valore dell’appalto, a Diego Mammo Zagarella, responsabile unico dell’appalto di bonifica del sito minerario. Una mazzetta mascherata da consulenza di servizi di topografia e contabilità affidata alla società Archgeoambiente.