Agrigento, inchiesta su Arnone: ecco il fitto scambio di mail e telefonate con l’avvocato Picone

Fitto lo scambio di mail e telefonate tra l’avvocato Giuseppe Arnone, arrestato per estorsione, e la collega che poi lo ha denunciato alla polizia. La prima mail la scrive proprio l’avvocatessa Francesca Picone ad Arnone, il 14 ottobre scorso, in cui chiede di non sollevare polveroni mediatici. Arnone – secondo quanto racconta l’AdnKronos riportando i contenuti del provvedimento cautelare nei confronti dell’ex presidente regionale di Legambiente – le risponde il 17 ottobre in cui comunica che “era stato trovato l’accordo risarcitorio nella somma di 18 mila euro di cui 5.000 euro di restituzione di indebito, 9.000 euro di risarcimento del danno” alla madre del disabile e “4.000 euro comprensivi di diritti per la parcella di Arnone”.

Il 26 ottobre Arnone invia alla Picone un altro file in cui l’avvocato ambientalista invita la professionista “a spedire il file della bozza di transazione, in modo da poterlo esaminare per la sua definitiva stipula”. E fino a qui, il gip non ravvisa “estremi di reato” ma “solo una legittima transazione di diritti disponibili con assunzioni di specifici obblighi”, che altro non sarebbe che “il dovere del riserbo mediatico“. Il 29 ottobre Arnone invia un’altra mail a Francesca Picone in cui comunica “di avere appreso dalla sua assistita che anche per l’altro figlio disabile” aveva ottenuto l’indennità di invalidità dall’Inps. E sugli arretrati ricevuti la madre avrebbe dovuto versare alla Picone, suo ex legale, la somma di 7.000 euro. A questo punto Arnone “raddoppia la richiesta di risarcimento – come scrive il gip – alludendo alla sussistenza di una vera e propria associazione per delinquere” ed “evocando una devastante denuncia sui fatti, con accertamenti a tappeto e provvedimenti cautelari personali e reali a carico della Picone”. A quel punto scatta la minaccia di mandare tutto a Striscia la notizia  e “contestualmente articola e modifica la richiesta risarcitoria”, scrive il gip. Il 9 novembre Arnone “opera una ulteriore messa a punto della richiesta iniziale, quantificando la somma che la Picone avrebbe dovuto versare in 50 mila euro “di cui 18 mila euro per il danno subito, il risarcimento e le spese legali relative al procedimento fissato in udienza preliminare il 22 novembre in cui Arnone e la sua assistita – sostiene il giudice per le indagini preliminari – si obbligavano alla rinuncia alla costituzione oltre che a non diffondere e alzare clamore mediatico su quel processo”.

Arnone respinge le accuse sostenendo d’aver incontrato l’avvocato Picone “esclusivamente per fini di natura professionale, nell’interesse della propria cliente da cui aveva ricevuto mandato”.