Agrigento, la donna che accusa Arnone: “Voleva pubblicare dossier contro di me”

E’ l’11 novembre 2016 quando l’avvocato Francesca Picone di Agrigento si presenta alla polizia per annunciare un’ulteriore richiesta di denaro ricevuta dal collega Giuseppe Arnone, arrestato sabato scorso in flagranza di reato per estorsione della Squadra mobile di Agrigento. “Stamattina Arnone inviava un’ulteriore mail con la quale mi dava il termine ultimo dell’11 novembre per firmare il suo accordo e pagare la prima tranche di denaro, altrimenti avrebbe pubblicato un dossier sulla mia vicenda…”. Sono queste le parole della donna riportate nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Agrigento dopo la convalida dell’arresto eseguito dalla Squadra mobile.

Secondo l’accusa, Arnone avrebbe ricattato la collega Francesca Picone minacciandola di scatenare una vera e propria campagna di stampa contro di lei, informando anche Striscia la notizia, indagata per presunte irregolarità nella difesa di alcuni clienti, se non gli avesse dato 50 mila euro. L’avvocato, denunciato dalla collega, è stato fermato dalla Polizia dopo avere intascato due assegni per complessivi 14 mila euro. Il legale avrebbe così ottenuto dalla donna una transazione per “evitare un clamore mediatico” sulla vicenda giudiziaria che coinvolge l’avvocato Picone, indagata per estorsione.

Ieri il gip di Agrigento Francesco Provenzano ha convalidato l’arresto di Arnone e ha concesso all’avvocato i domiciliari con il divieto di comunicare con l’esterno. Come raccontato da Picone agli investigatori, Arnone avrebbe annunciato alla collega la pubblicazione di un dossier “simile a quello ‘Sesso e malagiustizia’, illustrante all’opinione pubblica quali centri di malaffare siano, quantomeno in parte, i patronati nella realtà agrigentina, veri luoghi di delinquenza organizzata”. Una “minaccia”, come dicono gli inquirenti che avrebbe convinto Francesca Picone a pagare i 14 mila euro richiesti come prima tranche.

“Io ho letto questo dossier che ha già pubblicato – racconta Picone agli inquirenti secondo quanto si legge nel provvedimento pubblicato in parte dall’agenzia AdnKronos -. Se una notizia viene data con i metodi di Arnone, non viene più cancellata dalla testa della gente”. Quel giorno, Arnone invia a Picone “una ulteriore bozza di accordo, concernente i 14 mila euro che si aggiungevano agli altri 36 mila euro e che riguardanti il suo personale risarcimento del danno. L’accordo che mi propone Arnone prevede che a fronte del pagamento di 14 mila euro a titolo di risarcimento, lo stesso si impegna a non costituirsi parte civile nel procedimento (a carico della donna ndr) e a non divulgare di propria iniziativa notizie ai media”.

A quel punto, la Picone, d’accordo con la Squadra mobile e la Procura di Agrigento, fissa un appuntamento per l’indomani, 12 novembre, per la consegna dei soldi. Alle 9.10 del 12 novembre Arnone arriva accompagnato da un amico (l’avvocato Gigi Restivo, ex sindaco di Racalmuto, ndr) nello studio di Francesca Picone. Alle 9.25 esce dallo studio e viene fermato dagli agenti che gli chiedono di consegnare gli assegni in tasca e l’accordo sottoscritto. Il Gip del tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano nell’ordinanza emessa ieri nella quale convalida l’arresto di Arnone, scrive tra l’altro, che ”la misura cautelare irroganda va temporalmente ancorata alla definizione del procedimento 523/13 calendato da questo ufficio per il 22 novembre”. Praticamente Arnone resterà ai domiciliari fino al 22 novembre prossimo quando si terrà l’udienza preliminare a carico dell’avvocato Francesca Picone.