Imprese sempre più giovani nell’Agrigentino: crolla il comparto tradizionale, fioriscono le startup

“Nell’arco di dieci anni c’è stata una diminuzione significativa del numero delle imprese registrate nell’Agrigentino. Solo adesso, nel 2016, si è notata una piccola ripresa nel saldo tra mortalità e nuove imprese, questo è un dato positivo e certamente incoraggiante”. Lo spiega in un’intervista pubblicata oggi sul Giornale di Sicilia il presidente della Camera di Commercio di Agrigento, Vittorio Messina, pronto lasciare la carica dopo dieci anni al timone.

Presidente, com’è cambiato in questi anni nel mondo del commercio e dell’impresa nell’Agrigentino?

Sono cambiati gli investimenti, è cambiato soprattutto il comparto storico: ci sono molte meno aziende in agricoltura, nell’artigianato, nel campo del commercio tradizionale. Ci sono molte più imprese, invece, che si dedicano alla ristorazione e si indirizzano verso il settore turistico-ricettivo nei suoi vari aspetti. Significativa anche la nascita di tante nuove imprese giovanili, con una importante presenza di startup. Poco sono ancora le startup innovative che sono disciplinate da un apposito decreto nazionale, ma tante le startup in nel turismo e nell’agroalimentare, che indicano una grande volontà dei giovani agrigentini di voler fare impresa. Probabilmente, rispetto a dieci anni fa, oggi c’è più consapevolezza di chi vuole fare impresa. C’è molta più difficoltà nel fare impresa per fattori interni ed esterni al mondo dell’economia, ma sicuramente c’è molta più coscienza e senso di responsabilità per chi si avvicina all’affascinante dell’imprenditoria in genere.

Vittorio Messina, presidente Camera di Commercio di Agrigento
Vittorio Messina, presidente Camera di Commercio di Agrigento

Oggi servono anche nuove competenze per fare impresa, come si stanno adattando imprenditori e commercianti agrigentini al “mercato digitale”?

Il digitale è la nuova frontiera, non da ora ma già da diversi anni, sta cambiando il mercato, che è diventato essenzialmente un mercato elettronico, un mercato importante soprattutto per le nostre eccellenze, e mi riferisco all’agroalimentare, al vino, a tutto quello che è Made in Sicily, il fiore all’occhiello di un territorio unico e meraviglioso come il nostro. Quella di Agrigento è tra le 64 Camere di Commercio che ha aderito al progetto Eccellenze in digitale, un’iniziativa di sistema promossa da Google e Unioncamere che vede coinvolti 128 giovani laureati. Sorprendenti i risultati: due nostre stagiste, selezionate direttamente da Google, hanno dato grande prova sul campo nel rapporto con le imprese e con gli enti del territorio tanto che Google ha prorogato la durata dell’esperienza per le due ragazze. E’ sempre più importante formare e informare imprenditori nel campo digitale per affrontare al meglio il mercato elettronico, questo, dalle nostre parti, purtroppo, ancora non viene compreso nella giusta dimensione.

Sempre di più gli imprenditori che credono e investono sul turismo nell’Agrigentino, pur essendo un settore che, forse più di altri, paga lo scotto della mancanza di infrastrutture…

Il turismo nel nostro territorio è fortemente penalizzato certamente da questa viabilità siciliana in cui cadono i ponti costruiti cinquant’anni fa ma anche quelli ricostruiti da poco, il viadotto Scorciavacche a Sciacca è un esempio significativo. Quindi bisogna davvero investire sulle infrastrutture, sono essenziali. Il turismo, invece, è un settore che viene considerato come un bancomat. Dopo la tasse di soggiorno introdotte dai comuni, il governo regionale sta discutendo in questi giorni della tassa di scopo, una piccola percentuale che verrà fatta pagare a tutto l’indotto del turismo per poter poi riversarlo alle compagnie aeree low cost per far atterrare i loro aerei nei nostri aeroporti, che è certo una cosa importante ma i costi dell’operazione non dovrebbero gravare su imprese in difficoltà come le nostre, che devono già confrontarsi sicuramente con altre criticità economiche a cui la politica, facendo così, ne carica di altre.

Cosa bisognerebbe fare secondo lei?

Dovremmo forse parlare meno e avare davanti agli occhi un obiettivo comune e raggiungerlo tutti assieme, anche se da percorsi diversi, ma facendo rete tra i vari enti, le organizzazioni datoriali, gli imprenditori stessi. Adesso c’è la grande scommessa dei fondi europei, ecco: saremo in grado di spenderli nella giusta maniera considerandoli come investimenti che devono determinare un valore aggiunto soprattutto al settore del turismo e dell’agroalimentare che devono fare da traino allo sviluppo economico di questa terra? Saremo in grado di fare questo oppure la politica, con i suoi i tempi, o gli imprenditori con le loro idee e i loro progetti, non saranno in grado di cogliere questa grandissima occasione?

In questi anni si è molto parlato di sviluppo e legalità nell’Agrigentino, anche da qui è partita quella che fu definita la ribellione degli imprenditori al racket delle estorsioni…

Noi lo abbiamo sempre detto, rappresentiamo solo le imprese che operano nella legalità e nella trasparenza. Non bisogna mai abbassare la guardia, ma non c’è nemmeno bisogno di ripeterlo in maniera ossessiva. Ormai chi si avvicina al mondo dell’impresa deve capire che al di fuori della legalità non si può discutere, non si può fare nulla. E che è più conveniente, soprattutto in un territorio difficile come il nostro, operare sempre nella trasparenza nella legalità animati da un sano spirito d’impresa.