Incendio-killer a Cattolica Eraclea, il sindaco: “Non sapevo che Liborio Campione vivesse in quel capannone”

Di certo c’è che un uomo, solo, disoccupato e senza casa, è morto carbonizzato a causa di un vasto incendio scoppiato in un capannone in cui viveva da qualche anno insieme al suo cane. Molte sono però ancora le cose da chiarire in questo dramma della solitudine e della povertà. A perdere tragicamente la vita, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, è stato Liborio Campione, 50 anni. Povero e solo ma altruista e di grande bontà d’animo. L’uomo, rimasto senza casa e senza lavoro a Milano, era tornato da qualche anno in paese trovando “alloggio” precario in uno dei locali del capannone comunale di contrada Balate dove ieri notte è scoppiato un incendio è lui è morto carbonizzato, ucciso dal fuoco, dalla povertà e dalla solitudine. A vederlo morire il suo cane, il suo migliore amico, sopravvissuto al rogo.

Non era il custode di quel capannone comunale in contrada Balate adibito a deposito di materiali  e mezzi della nettezza urbana, ma lì, da qualche anno, nonostante l’evidente precarietà della struttura in termini di sicurezza e igiene, aveva ricavato un alloggio per lui e per il suo cane di cui adesso si stanno prendendo cura le volontarie della mensa di solidarietà, dove Liborio Campione, conosciuto in paese come una persona educata e allegra malgrado le difficoltà e le avversità della vita, si recava tutti i giorni.

Come sia scoppiato il rogo è comunque ancora tutto da chiarire, così come il perché venisse in qualche modo consentito a quell’uomo di vivere ancora in quel posto certamente non abitabile. Per domare il vasto incendio sono state impegnate per tutta la notte fino all’alba quattro squadre dei vigili del fuoco.

La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un’inchiesta per fare luce sulla vicenda ed accertare eventuali responsabilità. Sul posto hanno lavorato a lungo anche i carabinieri della stazione locale diretti dal maresciallo Liborio Riggi e i militari della sezione di investigazioni scientifiche della compagnia di Agrigento.  Secondo una prima ricostruzione, l’incendio sarebbe divampato poco dopo la mezzanotte nel locale in cui aveva trovato alloggio il cinquantenne cattolicese, probabilmente a causa del malfunzionamento di una stufa elettrica. Ma tutto è ancora da verificare, non si esclude nemmeno che possa trattarsi di incendio doloso. Danneggiati dal rogo anche alcuni mezzi della Sogeir, la società che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti.

Non a caso sono entrati in azione ieri pomeriggio anche gli uomini del Nie, il nucleo investigativo Antincendi dei vigili del fuoco. Le principali funzioni di questa squadra speciale dei vigili del fuoco sono quelle dello studio, della ricerca e dell’analisi per la valutazione delle cause d’incendio. La ricostruzione delle cause dell’incendio è dunque la prima fase dell’indagine che dovrà fare chiarezza anche sul perché il cinquantenne cattolicese vivesse ancora lì in quel posto.

Il sindaco Nicolò Termine, giunto ieri mattina sul posto, esprimendo “grande dolore” per la tragedia, ha spiegato che l’uomo “non era il custode del capannone” e ha detto di “non sapere che viveva là dentro”. Va detto, però, ad onor di cronaca, che la situazione, in paese, era nota a tutti o quasi, e certamente era nota all’anagrafe del comune: Liborio Campione, infatti, risulta residente proprio in quel capannone comunale di contrada Balate.

Così l’arciprete don Nino Giarraputo, che conosceva bene la vittima dell’incendio-killer: “Non si muore di fame oggi ma di solitudine. Liborio non sarà più con noi alla mensa con la sua eleganza e dignità. Tante volte gli ho detto – ha aggiunto l’arciprete –  di venire alla canonica, di abitare lì, tranquillo, c’è la stanza, la doccia ci sono i riscaldamenti, per vivere meglio la sua vita. Ma lui aveva la preoccupazione del cane. Non era questo il posto in cui lui doveva abitare, perché non era una casa, era ben altro, era un immondezzaio trasformato in casa”. Oggi è in pogramma una veglia di preghiera in ricordo di Liborio Campione.