Carne adulterata, blitz nel Messinese: 33 misure cautelari, coinvolto anche un agrigentino

Sono in tutto 33 le persone coinvolte nell’ambito dell’operazione “Gamma Interferon” della polizia che ha fatto luce nel Messinese su un traffico clandestino di carne adulterata destinata al consumo. In carcere, su ordine di custodia cautelare, sono finiti Biagio Salvatore Borgia, 30 anni, di Militello Rosmarino, e Nicolino Gioitta, 48 anni, di Alcara Li Fusi. Agli arresti domiciliari sono finiti Tindara Ferraro, 34 anni, di Patti, Carmelo Ferraro, 36 anni, di Patti, Tindaro Giacomo Agostino Ninone, 45 anni, di Castell’Umberto, Carmelo Gioitta, 44 anni, di Alcara li Fusi, Antonino Ravi’ Pinto, 59 anni, di Frazzano’, Fortunata Grasso, 41 anni, di Messina, Sebastiano Calanni Runzo, 50 anni, di Tortorici, Antonino Calanni, 51 anni, di Caronia, Salvatore Artino Inferno, 37 anni, di Patti. Invece, e’ stata disposta la misura dell’obbligo di dimora nel territorio dei rispettivi Comuni di residenza a Sebastiano Conti Mammamica, nato Sant’Agata Militello il 04/08/1972, Carmelo Galati Massaro, nato a Biancavilla il 08/09/1974, Giancarlo Fontana, nato a Sant’Agata Militello il 16.11.1988, Antonino Faraci Treonze, nato a Sant’Agata di Militello il 07.08.1983; Antonino Calco’, nato ad Alcara Li Fusi il 22/01/1967, Giuseppe Calco’ Labbruzzo, nato a S. Agata Militello il 02.10.1981, Giovanni Girbino, nato Barcellona Pozzo di Gotto il 30/12/1977, Aurelio Claudio Paterniti, nato a Sant’Agata di Militello il 22.09.1969, Nicola Faraci Ciaramira, nato a Sant’Agata di Militello il 21.3.1983, Vincenzo Maenza, nato ad Alcara li Fusi, il 20/10/1967, Tommaso Blandi, nato a Sant’Agata Militello il 25/05/1970, Giuseppe Oddo, nato a Sant’Agata Militello il 14.8.1981, Nicolo’ Calanni, nato a Sant’Agata Militello (Me), il 21.02.1976, Luigi Vieni, nato a San Fratello il 28.02.1955, Filadelfio Vieni, nato a Sant’Agata Militello il 02.05.1986, Sebastiano Musarra, nato a Sant’Agata Militello il 20.07.1976, Salvatore Musarra, nato a Caronia il 10.04.1970.

Inoltre, e’ stato disposto il divieto di dimora ad Alberto Paterniti, nato Tortorici il 29/03/1963. Infine, e’ stata disposta la sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio a Nicolo’ Maimone, nato a Caronia (Me), il 04.10.1963, Carmelo Scillia, nato a Capizzi il 21.10.1950, Onofrio Giglia, nato ad Agrigento il 28/05/1973. Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di un numero elevato di reati tra cui furto, ricettazione, maltrattamento e uccisione di animali, commercio di sostanze alimentari nocive, nonche’ truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio, falso, omissione in atti d’ufficio e favoreggiamento. I provvedimenti sono stati emessi dal gip presso il Tribunale di Patti, Andrea La Spada, su richiesta del pm Francesca Bonanzinga.

Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, ringrazia la Procura della Repubblica di Patti e la Polizia di Stato per l’operazione
. “I miei piu’ sentiti ringraziamenti al procuratore di Patti Rosa Raffa ed ai suoi sostituti per il lavoro costante e fondamentale messo in campo a beneficio dei Nebrodi e della collettivita’ tutta. Complimenti vivissimi al Questore di Messina Giuseppe Cucchiara e al Dirigente del Commissariato Vice Questore Daniele Manganaro e a tutti gli uomini e le donne della Polizia di Stato che hanno lavorato e contribuito al risultato raggiunto. Grazie di cuore”. “E’ da tempo che il Parco – spiega Antoci – si sta muovendo sul fronte della qualita’ dei prodotti enogastronomici creando il marchio Nebrody Sicily, presentato ad Expo e che, tra l’altro, e’ stato recentemente premiato a Firenze come migliore pratica italiana di un’area protetta”. “Abbiamo contemperato la tutela dell’ambiente con lo sviluppo del territorio attraverso la valorizzazione delle eccellenze dei nostri Nebrodi, non ultime quelle legate ai nostri cibi e alle nostre tradizioni – sottolinea Antoci -. Appare chiaro che operazioni come quella di oggi dimostrano che si e’ sulla giusta strada e che la parte non sana dei nostri Nebrodi, che e’ quella minoritaria, deve essere sostituita con l’esempio di tanti imprenditori ed allevatori onesti che con tanti sacrifici hanno portato avanti nel nostro territorio le eccellenze che tutti ci riconoscono. Il nostro marchio Nebrodi Sicily, unico tra l’altro a prevedere la certificazione antimafia, rappresenta per i Nebrodi il giusto connubio tra il “Buono, il Pulito ed il Giusto”. “Con l’operazione di oggi si mette in evidenza che questa formula non solo e’ necessaria ma e’ anche coerente con un percorso di Legalita’ e Sviluppo che i Nebrodi hanno intrapreso e che ne fanno un esempio per la Sicilia e per l’Italia”, conclude Giuseppe Antoci.