“Nulla è impossibile a Dio”, poesia natalizia di Giuseppe Pennino

“ NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO”.

Questa è la verità prima e sola

e questa dovrìa accettare ogni Io,

sì che ferma la mente il cuor consola.

 

Allor che Roma governava il mondo

coi tanti falsi dei che osannava,

anche l’ebreo popolo errabondo

il Messia con ansia aspettava.

 

Giunta ormai del tempo la pienezza,

scese dal cielo Angelo nunziante

ed andò con gioia e riservatezza

in un paese dall’umil sembiante.

 

“Ti saluto”, disse Gabriele a Maria

entrando in sua casa nazarena,

“ benedetta per sempre Tu sarìa

col Frutto del Tuo grembo, Gratia plena”.

 

“Non capisco; e come avverrà questo

se ho già donato la mia vita a Dio?

Giuseppe sa e sposeremo presto”.

“Non temere. E’ un grande annuncio il mio.

 

L’Amor di Dio per Sua creatura

si è posato su Te, Fanciulla eletta,

perché per Te si liberi natura

dalla morte e dal peccato affetta.

 

Concepirai e darai a luce un Figlio,

Lo chiamerai Gesù e sarà grande,

Figlio dell’Altissimo”. Come giglio

risplenderà su desolate lande.

 

Udito che ebbe, Maria disse:

“Eccomi, son la serva del Signore”,

e con Fede ogni timore sconfisse.;

“sia di me, quello che ha detto Amore”.

 

L’Angelo se ne andò assai contento.

In quei giorni di Cesare un decreto

ordinò si facesse  un censimento

di tutta la terra e da ogni segreto

 

angol di mondo partiva la gente;

andavan tutti a farsi registrare.

Così Giuseppe. Al dover presente

ancora una volta vuolsi mostrare.

 

Dalla città di Nazareth, in Giudea,

salì con Maria sua dolce sposa

che battiti divini in sé chiudéa,

miracol di Dio, mirabil cosa.

 

 

 

A Betlemme cercaron di porta

in porta un alloggio ove passare

la notte fredda, perché s’era accorta

che quell’ora stava per arrivare.

 

Ma ognun diceva che posto non c’era,

provate da un altro a domandare.

Finché cerca e ricerca, a tarda sera

si sentì una voce raccomandare:

 

“Appena fuori  città c’è una stalla

con della paglia un bue e un asinello;

seguite il sentiero, non si falla”.

In mangiatoia è posto il Bambinello.

 

Vegliavano la notte dei pastori

la guardia facendo al loro gregge.

Vi furono in cielo tali bagliori

che i loro cuori il petto più non regge.

 

Disse allor l’Angelo del Creatore:

“Non temete, vi dò una grande gioia,

oggi per tutti è nato il Salvatore;

avvolto in fasce, giace in mangiatoia”.

 

Andarono i pastori senza indugio

e videro il Messia da vicino.

In ginocchio adoraron nel rifugio

quell’innocente volto di Bambino.

 

Quando fu tempo di circoncisione

al Bimbo il nome di Gesù fu dato,

come detto, per ricordar <<Missione>>:

“Salvezza dell’uomo, per cui mandato”.

 

Poi giunsero i tre Magi da Oriente;

oro, incenso e mirra diedero in dono,

perché scienza e potenza non è niente

di fronte al Piccolo: COLUI CHE SONO ”.

 

Desio (Mi), 25.12.1990

L’Ultimo dei Vichinghi

Pennino Giuseppe