Pensioni più basse d’Italia nell’Agrigentino, Baldanza (Spi-Cgil): “Nessuna sorpresa, qui dilagano lavoro nero e precarietà”

Nell’Agrigentino le pensioni più basse d’Italia? Nessuna sorpresa!”. Così, in un’intervista pubblicata oggi sul Giornale di Sicilia,  Vincenzo Baldanza, da qualche settimana il nuovo segretario generale dello Spi-Cgil di Agrigento dopo tanti anni di esperienza come dirigente provinciale e regionale della Funzione Pubblica del sindacato rosso.

Sul fronte delle pensioni la provincia di Agrigento è ancora ultima in Italia per pensione media mensile, perché?

Le pensioni sono lo specchio fedele della condizione del mercato del lavoro che abbiamo avuto in questa nostra terra: qui, più che altrove, hanno avuto un peso notevolissimo la condizione di “lavoro nero”, sottosalario, precarietà. Si pensi alla condizione dei lavoratori agricoli o di quelli dell’edilizia, è normale che poi tutto questo si rifletta sulle pensioni. Nei giorni scorsi il nostro sindacato ha elaborato i dati dell’nps  sulle pensioni nella nostra provincia: i pensionati  costituiscono più del 26 percento dell’intera popolazione  agrigentina, più dell’8 percento non arriva a 249 euro al mese e quasi il 18 percento è nella fascia compresa fra 500 e 749 euro, i dati sono allarmanti. Se questa è la situazione delle pensioni nel 2016 non oso pensare quale sarà la condizione dei pensionati del 2050 considerati i rapporti di lavoro che ci sono in giro fatti di precarietà.

L’aumento e l’estensione della quattordicesima alle pensioni più basse può bastare per far riprendere i pensionati agrigentini che non arrivano alla fine del mese? E le altre misure sulla previdenza previste nella legge di bilancio 2017 potranno dare una mano d’aiuto?

Mi faccia innanzitutto rivendicare un merito: oggi parliamo di questi nuovi strumenti perché abbiamo come sindacato combattuto una battaglia e, dopo quattro mesi di confronto,  abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con il governo sulle pensioni. Erano dieci anni che non ci riuscivamo e per questo penso che oggi sia un giorno importante. Finalmente si danno risposte ai pensionati e ai pensionandi con interventi sulla quattordicesima, sulla no tax area, sui lavori usuranti, sui lavoratori precoci e sulle ricongiunzioni onerose. Nessuno, insomma,  ci ha regalato niente e questa intesa è il frutto della nostra determinazione e della lotta dei pensionati e dei lavoratori. Non portiamo a casa tutto e ci vorrà ancora del tempo per riuscire a fare a pieno quello che vorremmo. Ma penso che quello di oggi sia davvero un buon punto di partenza. Per il sindacato e per le persone che ogni giorno cerchiamo di rappresentare. In quell’accordo ci sono tante cose buone per i pensionati e per i pensionandi.

Quali sono le principali novità della riforma pensioni di Renzi e Poletti?

I pensionati che hanno un reddito fino a 8.125 euro l’anno non pagheranno più le tasse, né quelle nazionali né quelle locali, così la cosiddetta no tax area viene definitivamente equiparata a quella dei lavoratori dipendenti. Più soldi alle quattordicesime: saranno aumentate del 30% per chi ha un reddito mensile fino a 750 euro, le riceveranno per la prima volta anche tutti i pensionati che hanno un reddito mensile fino a 1.000 euro. Per la rivalutazione delle pensioni, a partire dal 2019, si ritornerà al meccanismo antecedente a alla legge Fornero che consente una maggiore tutela del potere d’acquisto. C’è inoltre l’impegno da parte del governo ad aumentare la base di calcolo della pensione. Per i pensionandi arrivano le ricongiunzioni gratuite, non si pagherà più la riunificazione dei contributi versati in diverse gestioni previdenziali. Per i lavoratori precoci sono state cancellate le penalizzazioni per l’accesso alla pensione prima dei 62 anni. Per gli addetti ai lavori usuranti ci saranno meno vincoli per l’accesso alla pensione e l’eliminazione della finestra mobile e dell’attesa di vita. Con l’Anticipo pensionistico agevolato chi ha 63 anni potrà andare in pensione tre anni e sette mesi prima, i costi saranno coperti dallo Stato attraverso specifiche detrazioni fiscali. L’Anticipo pensionistico volontario ha invece costi molti alti per i lavoratori ed è per questo che su questo punto il nostro giudizio è negativo. Nel caso dell’Ape agevolata e dei lavoratori precoci il nostro giudizio è legato alla definizione delle platee interessate, che sarà oggetto di un ulteriore confronto tra sindacati e governo.

L’Anticipo pensionistico secondo lei avrà successo nella nostra provincia? Si potrà fare spazio ai giovani nel mondo del lavoro con un ricambio generazionale?

Per quanto riguarda gli effetti nella nostra provincia, purtroppo, è ancora troppo presto per fare una valutazione, dobbiamo attendere che si passi alla definizione delle norme.

Lei è da poco alla guida del sindacato dei pensionati della Cgil nell’Agrigentino, come sarà la “segreteria Baldanza”?

La mia segreteria si muove in perfetta continuità con quella precedente e ringrazio, ancora una volta, Piero Mangione per tutto quello che ha dato alla nostra Cgil ed al sindacato dei pensionati. Penso ad uno Spi che aiuti la Cgil e il suo segretario generale provinciale Massimo Raso in una fase così difficile a fare meglio il suo lavoro in una provincia così difficile. Noi ci mettiamo la nostra storia, il nostro radicamento nel territorio, la forza dei quasi 20mila iscritti alla nostra categoria che è la categoria che ha fatto la storia della Cgil della nostra provincia. Nelle prossime settimane partirà la campagna referendaria per i due Sì per cambiare le leggi che hanno soffocato il lavoro, i pensionati faranno la loro parte. Gireremo i nostri distretti e tutti i Comuni per ricostruire una rete politica ed organizzativa e per conquistare tavoli di confronto con le istituzioni. I pensionati agrigentini sono per lo più poveri e soli: il sindacato deve servire esattamente per renderli più forti, a conquistare o a difendere i servizi e, stando insieme, ad essere e a sentirci meno soli ed ancora utili”.