Sicilia, documento Cisl: “Contro la paralisi alle urne entro Pasqua”

“Finiamola con questa legislatura farsa. Parlamento e Governo regionali si mostrino all’altezza delle emergenze nelle quali la Sicilia affoga. O se ne vadano e prima di Pasqua si voti”. E’ un documento dai toni aspri quello con cui la Cisl Sicilia, punta il dito contro la classe politica regionale che “si accinge ad archiviare una legislatura senza una riforma degna di questo nome”. Ieri l’ennesimo caso di assenteismo dei deputati all’Ars che ha fatto mancare il numero legale, inchiodando al palo la legge sugli appalti e il codice etico, con l’aggravante del brusco dietrofront sulla riforma (mancata) delle Province. “Alla palude politica preferiremmo il sussulto di dignita’ dei parlamentari”, si legge nel documento che invita l’Ars a darsi una mossa attraverso “una corsia preferenziale parallela alla sessione di bilancio, che consenta di far fronte subito alle questioni indifferibili: dagli appalti ai rifiuti al Patto per la Sicilia”. L’Isola, dice Mimmo Milazzo segretario regionale, “e’ seduta su una bomba a orologeria. E per questo anche al Governo nazionale, che sabato sara’ in Sicilia con il ministro per la Coesione Claudio de Vincenti, si chiede di alzare la voce con Palazzo d’Orleans. Altrimenti “si vada al voto senza attendere l’autunno”. Gli Urega per un verso i rifiuti per un altro, rileva il sindacato, sono “gli emblemi di una stagione politica fallimentare” nella quale persino l’unica riforma fatta, quella su Liberi consorzi e Citta’ metropolitane, fa acqua da tutte le parti e, con l’eventuale reintroduzione dell’elezione diretta, tornerebbe, come nel gioco dell’oca, al punto di partenza. Riguardo agli appalti, “se l’Ars non approva ora la riforma degli Urega l’Isola perde i 3,2 miliardi del Patto per la Sicilia che, in gran parte, dovrebbero essere spesi entro quest’anno”. Idem sul fronte della depurazione delle acque e su quello dei rifiuti. Il sistema-colabrodo degli Ato registra 1,8 miliardi di debito, la raccolta differenziata sul piano regionale e’ ferma al 13% e in assenza di impianti per il recupero energetico, la Sicilia e’ rimasta “l’ultima in Europa” a conferire in discarica gli scarti. Cosi’ “nel giro di qualche mese si ritrovera’ di fronte a un bivio: l’esplosione delle discariche ormai sature o il trasporto fuori dalla regione, con costi esorbitanti. L’ennesima “maleodorante beffa, sulla pelle dei siciliani, di una politica autoreferenziale capace di decidere solo su nomine, elezioni e promozioni”.