Viaggio virtuale dentro al museo, basta un click per visitare il “Lauricella” di Ravanusa

Basta un click per poter visitare il museo archeologico “Salvatore Lauricella” di Ravanusa, il primo museo civico in Sicilia a offrire la possibilità di un viaggio virtuale sia sul sito web del Ministero dei Beni culturali sia su quello del Comune che gestisce la struttura in convenzione con la Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Agrigento. “E’ il nostro fiore all’occhiello”, dice al Giornale di Sicilia il sindaco Carmelo D’Angelo annunciando una nuova campagna promozionale che partirà nei prossimi giorni grazie a un progetto finanziato dall’assessorato regionale ai Beni culturali.

“La digitalizzazione del museo, che presto comprenderà anche le immagini di un nuovo dvd e la visita virtuale al Monte Saraceno, è un processo – spiega il primo cittadino – che è iniziato da sette mesi e pensiamo che porterà un importante ritorno d’immagine, faciliterà la conoscenza del museo e offrirà stimoli per visitarlo”. Il museo è dedicato all’ex deputato Salvatore Lauricella, sindaco di Ravanusa per ben quattordici mandati (1946-1990), già ministro nei governi Rumor e Colombo, presidente dell’Ars per due legislature (1981 – 1991) e presidente del Psi durante la segreteria di Bettino Craxi, convinto sostenitore della grande risorsa rappresentata dai reperti archeologici presenti sul Monte Saraceno.

Il percorso di visita, articolato in due sale espositive, si basa su criteri sia cronologici che topografici: vengono infatti presentate in successione le fasi di vita del centro, dalla preistoria fino al III sec. a.C., secondo un’articolazione che tiene conto delle diverse aree: luoghi di culto, quartieri abitativi, fortificazioni, necropoli. In vetrina anche i reperti relativi alla frequentazione in età preistorica e quelli pertinenti alle capanne circolari della prima fase del villaggio indigeno che s’insedia sul pianoro sommitale tra l’VIII e il VII sec. a.C.. Si segnalano i numerosi vasi indigeni decorati ad incisione ed impressione nello stile detto di Sant’Angelo Muxaro e un  vaso globulare su alto piede con nervature a rilievo. Altre vetrine espositive sono dedicate alla città che si sviluppa nel sito tra il VI e il VII sec. a.C., sono illustrate in primo luogo le aree di culto.  Da apprezzare anche i frammenti delle policrome terrecotte che ornavano i tetti degli edifici sacri, tra cui spicca un gorgoneion e i reperti provenienti da un secello sull’acropoli. In bella mostra pure una panoramica dei reperti provenienti dai quartieri abitativi, si tratta per lo più di oggetti di uso comune che illustrano la vita quotidiana degli abitanti dell’antico centro: vasellame da mensa, pentole, anfore da trasporto, pesi da telaio. Nel museo si può ammirare un reperto singolarissimo: un grande otre fittile a forma di testuggine, contenitore di liquidi forse per pratiche rituali. Presenti anche reperti relativi alle case dell’abitato del pianoro sommitale e del terrazzo superiore, databili nella fase compresa tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a.C..

Foto di Elena La Spina – Distretto Turistico delle Miniere

Documentato dai reperti anche l’ultimo periodo di vita della città antica, testimoniato da alcune strutture abitative del pianoro sommitale. Non mancano i reperti delle aree cimiteriali presentate secondo l’articolazione topografica e cronologica emersa dalle ricerche nel territorio. Esposti anche i corredi delle tombe più rappresentative della necropoli più antica del centro, quella orientale, situata nelle contrade Tenutella e Stornello (seconda età VI – terzo venticinquennio V sec. a.C.). Da segnalare i vasi di importazione corinzia, attica e greco orientale. Presenti anche i materiali provenienti dalla necropoli di via Olimpica (fine VI – terzo venticinquennio V sec. a.C.) che ha restituito le tombe più ricche finora rinvenute a Monte Saraceno, come testimoniano i corredi e due sarcofagi decorati con semicolonne che riproducono la forma del tempio dorico. Spicca un eccezionale vaso plastico di produzione attica, raffigurante un gruppo dionisiaco di satiro e asino, esemplare tipologicamente molto raro e di pregevolissima fattura.

Il pezzo di straordinario interesse ed elevato valore artistico proviene dalla necropoli messa in luce sulla via Olimpica alla periferia ovest di Ravanusa e datata tra il 123 e il 453 a.C. che faceva parte del ricco corredo di un sarcofago a cassa di dimensioni ridotte e quindi attribuite ad un bambino o ad un ragazzino. Si tratta di un vaso plastico, una sorta di pisside, collocato sulla groppa di un asinello, al quale si aggrappa da dietro un satiro in evidente atteggiamento erotico, tema dionisiaco arricchito dalle scene raffigurate sulla superficie del vaso e tra le zampe dell’animale. Infine, sono esposti alcuni corredi della necropoli occidentale (ultimo venticinquennio del V – IV  sec. a.C.). A conclusione del percorso espositivo sono presentati i resti architettonici della cosiddetta edicola funeraria rinvenuti inglobati in una torre della fortificazione orientale: comprendono parti di colonne, architrave, fregio dorico e cornice con tracce di una ricca decorazione dipinta. Si ritiene che i resti possano essere attribuiti, piuttosto che a un monumento funerario, ad un edificio di carattere sacro (databile tra il V e  il IV sec. a.C.) che doveva sorgere nelle vicinanze della cinta muraria e che, una volta distrutto o in disuso, venne riutilizzato per la costruzione della torre. Tutto questo patrimonio archeologico si può vedere anche nel viaggio virtuale sul web.