Archeologia nell’Agrigentino, nuovo progetto americano per valorizzare Villa Romana

A scoprirla furono i giapponesi, a valorizzarla ci penseranno gli americani. Stiamo parlando della Villa Romana di Durrueli, a Realmonte, a due passi dalla Scala dei Turchi. Una convenzione triennale è stata sottoscritta tra la Soprintendenza ai Beni cultuali e ambientali di Agrigento e l’Università della Florida meridionale, negli Stati Uniti, per lo studio e la valorizzazione del sito archeologico agrigentino.

“La ricerca ha come obiettivo – si legge nella convenzione – l’approfondimento dello studio architettonico e stratigrafico del complesso monumentale. I nuovi dati saranno acquisiti attraverso metodologie scientifiche specifiche come il telerilevamento, lo studio dei reperti, la ricognizione di superficie, eventuali saggi stratigrafici di approfondimento, in una prospettiva di studio interdisciplinare. Saranno coinvolti studenti di archeologia provenienti dal mondo dell’università e del volontariato, con laboratori didattici integrati, creando sinergie e collaborazioni con diverse realtà”. L’università statunitense metterà a disposizione personale qualificato ed apparecchiature per l’elaborazione dei dati, oltre ad inviare in Sicilia giovani studenti selezionati per il progetto. La Soprintendenza agrigentina fornirà il proprio personale per attività di tutoring e funzioni di supporto, oltre a condividere il patrimonio archeologico per esercitazioni pratiche di schedatura e disegno tecnico. Tutte le spese di scavo e ricerca, compresa la mobilità degli studenti e dei docenti, saranno a carico dell’università americana.

La Villa Romana dei Durrueli risale al I secolo d. C. e la sua prima scoperta avvenne nel 1907 durante i lavori per la costruzione del tratto di linea ferroviaria Agrigento – Siculiana. Le ricerche furono riprese per iniziativa dell’allora Soprintendente di Agrigento Ernesto De Miro in collaborazione con una missione archeologica giapponese dell’Università di Tsukuba guidata dal professor Masanori Aoyagi. Partendo dagli ambienti messi in luce all’inizio del secolo, gli scavi del 1979/81 estesero l’indagine verso Sud alla ricerca di un supposto peristilio, che venne messo in luce unitamente a buona parte dei rimanente complesso della villa. Successivi lavori di scavo e di restauro l’hanno poi resa visitabile. La parte principale dei complesso copre un’area di circa 5000 mq, ma gli scavi non sono stati ancora terminati. Collocata direttamente sulla spiaggia, si articola attorno a un cortile centrale, fiancheggiato da colonne, al centro del quale si riconosce l’impluvium. Intorno al cortile sono stati rinvenuti una serie di ambienti quadrati o rettangolari, dei quali oggi si può ammirare solo parte della pavimentazione, articolati attorno al peristilio-giardino a pianta quadrata con cinque colonne per ciascun lato, collegate nell’intercolumnium da un basso muretto. Il peristilio era circondato da un ambulacro coperto sul quale si aprivano gli ambienti. Il pavimento è impermeabilizzato con marmi intarsiati, altri con mosaici policromi che rappresentano scene e divinità marine. La presenza del complesso termale all’interno della villa stessa, testimonia il benessere economico e l’elevata posizione sociale di chi vi abitava.