Le nuove frontiere dell’agricoltura siciliana, Gibiino: “I giovani tornano alla terra e conquistano il mercato globale”

“Sempre più giovani che tornano alla terra con un approccio innovativo, rinnovano le aziende, puntano su nuove colture, investono sulla qualità, sul terroir e sul turismo rurale e usano internet per conquistare nuovi mercati nel mondo”. E’ questo l’identikit dei nuovi agricoltori siciliani tracciato dal delegato regionale di Coldiretti Giovani Ignazio Gibiino pubblicata oggi sul Giornale di Sicilia.

Quali le nuove frontiere dell’agricoltura in Sicilia?

L’agricoltura siciliana sta puntando soprattutto sui prodotti di nicchia perché rispetto al passato ci stiamo rendendo conto quanto sia difficile competere con le grandi produzioni a livello internazionale in un mercato globalizzato, per questo per noi è importante puntare sulla qualità. Puntiamo innanzitutto alla riscoperta di quello che c’era in passato, in questo senso il caso emblematico è quello dei grani antichi. Quello che si faceva in passato e che poi è stato considerato obsoleto oggi viene rivalutato e collegato al nome della Sicilia, quindi al brand Made in Sicily, che si sta affermando sui mercati internazionali oltre che su quelli nazionali perché oggi la Sicilia è più che mai sinonimo qualità. Si punta sulla tipicizzazione, molte aziende siciliane stanno puntando sulla biodiversità, che tanto hanno cercato di ledere e che invece oggi rappresenta la pietra miliare per un’impresa agricola di successo capace di inserirsi nel mercato globale.

Continua a registrarsi un ritorno dei giovani alla terra…

Ci sono tanti giovani che stanno tornando alla terra e lo fanno in maniera innovativa, puntano su nuove colture sfruttando le condizioni climatiche assolutamente favorevoli dei nostri territori, perché la Sicilia è bella perché è varia. Si va dall’Etna con un clima rigido, sulle Madonie la stessa cosa, fino ad arrivare alle coste in cui l’umidità e le condizioni climatiche consentono anche coltivazioni che in passato non si facevano come per esempio l’avocado nella zona di Giarre dove c’è un produttore, Andrea Passanisi,  che dopo aver studiato giurisprudenza ha deciso di dedicarsi totalmente all’azienda di famiglia, ha estirpato gli aranceti e oltre all’avocado con il brand Avocado Made in Sicily che sta decollando nei mercati internazionali, produce anche il frutto della passione, l’annona cherimola e il fingerlime (o caviale di limone) grazie al quale ha vinto l’Oscar Green 2016. Tra le innovazioni agricole in Sicilia l’uva in fuori suolo dei fratelli Lo Giudice di Canicattì, il mango nella zona di Siracusa e nel Palermitano. C’è Letizia Marcelò diventata famosa per le banane Made in Sicily che riesce a vendere ancor prima della raccolta. Poi ci sono le coltivazioni dei melograni che stanno prendendo piede in Sicilia, nell’Agrigentino ci sono delle buone concentrazioni in termini produttivi. A livello mondiale oggi sono richieste circa tremilioni di tonnellate di melograni, per la produzione di succhi, prodotti alimentari, per l’industria farmaceutica.

Come la tecnologia influisce sulla produzione agricola?

Siamo una nuova generazione che non ha niente a ch fare con quella passata. E probabilmente il caso che l’agricoltura oggi faccia registrare percentuali di crescita in termini di Pil e di nuovi occupati, soprattutto in controtendenza rispetto a quello che è il mercato del lavoro a livello nazionale, è legato a un solo fatto: che ci siamo fortemente trasformati rispetto all’agricoltura del passato. In particolar modo stiamo puntando tantissimo sulle nuove tecnologie, nell’ultimo anno, anche grazie ai fondi del Psr, c’è stato sicuramente un rinnovo del parco macchine delle aziende puntando soprattutto sull’innovazione. Cominciano a comparire macchine per la semina di precisione, i trasporti agricoli sono sempre più innovativi, ma soprattutto i giovani sono figli di una generazione diversa. In Sicilia abbiamo il maggior numero di giovani in Italia che si sono insediati negli ultimi anni nel settore dell’agricoltura, frutto anche dell’esperienza del Psr, nel registrato un 12% in più rispetto all’anno precedente di giovani che hanno investito in agricoltura e sono alla ricerca di nuovi mercati.

Nuovi mercati si sono aperti anche grazie a internet…

Siamo le generazione social, che riesce a vendere i prodotti tramite la rete, i siti-commerce, era impensabile in altri tempi vendere una cassetta di arance di Ribera dall’altro capo del mondo, mentre oggi è possibile un clic. I giovani in agricoltura sfruttano nuovi canali di vendita e di comunicazione son quelli che stanno interpretando meglio il mercato globale. Purtroppo nei casi in cui il ricambio generazionale non vi è stato, e quindi le aziende hanno mantenuto probabilmente la vocazione agricola frutto di cinquant’anni fa, sono proprio quelle realtà che non riescono a crescere in Sicilia.

Agricoltura è anche turismo, come ci si sta muovendo in Sicilia su questo fronte?

Finalmente ci si è resi conto che legare la produzione al terroir, quindi al concetto di territorialità della produzioni, ha oggi più che mai un grande significato, perché è quello che fa la differenza tra la possibilità di crescere come azienda in Sicilia e quella probabilmente di chiudere e lasciare il posto ai giovani che vogliono tornare alla terra. Abbiamo un turismo esperienziale, gli agriturismi si stanno espandendo a macchia d’olio su tutto il territorio regionale e lavorano tutti molto bene. Poi c’è quella parte di agricoltura che ha trasformato l’agricoltore da semplice produttore di beni anche in produttore di servizi, quindi un agricoltore che è sempre più al servizio della collettività. Ci sono aziende che propongono gli agriasilo, cioè asili in campagna, aziende che offrono servizi di turismo rurale, ospitalità agli anziani in agriospizi che non sono semplici case di riposo, e poi sempre più si cerca di legare questo concetto di territorio al cibo, che è quello che fa da traino anche per il turismo in particolare nei territori con prodotti Dop e Igp.