“Dammi i soldi o pubblico le tue foto osé”, agrigentino condannato per estorsione

Era accusato di aver ricattato una donna che aveva conosciuto su Facebook. Un tretunenne agrigentino, accusato di estorsione continuata, ha chiesto e ottenuto il patteggiamento a una condanna a due anni e otto mesi dopo che lo stesso era finito a processo perché accusato di aver chiesto del denaro ad una donna che aveva conosciuto sul popolare social network e col quale aveva avuto una relazione minacciandola di pubblicare foto osé se non gli avesse dato dei soldi. La donna per una volta ha pagato ma poi viste le ripetute richieste dell’uomo si era rivolta alle forze dell’ordine.
Il giovane, dopo la fine della relazione sentimentale con una quarantenne – residente nell’Agrigentino – ha iniziato, in più occasioni, secondo la ricostruzione degli investigatori al momento dell’arresto, a minacciarla di divulgare foto e video compromettenti, estorcendole di fatto denaro. La prima volta, la donna ha ceduto ed ha consegnato 250 euro al giovane. Dopo poche settimane, però, è arrivata una nuova richiesta di soldi e dunque la quarantenne lo ha denunciato ai carabinieri. Poi l’appostamento dei militari dell’Arma. La donna si è così recata all’appuntamento con il suo ex e gli ha consegnato la busta con altre 250 euro. I carabinieri hanno subito arrestato il giovane. Ora la condanna a due anni e otto mesi di reclusione, come riporta Grandangoloagrigento.it.
Il “sexting”, cioè l’invio di video e foto “hot” insieme ai messaggi di testo, è un fenomeno che si sta molto diffondendo e spesso è causa di altri problemi.
Sexting e la nuova possibile frontiera del bullismo multimediale. “In Italia un adolescente su 4 ha fatto sexting e il primo messaggio si manda attorno agli 11 o 12 anni. Questo non va bene”, cosi’ Ivano Zoppi, fondatore e presidente dell’associazione Pepita Onlus, attiva da oltre dieci anni nella prevenzione del bullismo in tutte le manifestazioni. Il tema, che e’ stato affrontato in Regione Lombardia, “consiste in quell’attivita’ fatta utilizzando degli strumenti multimediali per condividere immagini, suoni e filmati a contenuto sessuale e dunque non e’ cyberbullismo. Viene fatto tra due innamorati che si scambiano foto intime: il problema e’ che quelle immagini vanno sempre e comunque in rete”, spiega Ivano Zoppi. Quali sono le motivazioni che spingono i ragazzi a rendere pubblica la propria intimita’? Conoscono i rischi legali a cui possono andare incontro? A queste domande Pepita Onlus ha voluto rispondere coinvolgendo in un convegno autorevoli voci legate al mondo della scuola per provare a elaborare strategie e nuovi interventi di prevenzione: “Parlare di sexting a scuola- ha commentato Valentina Aprea, assessore all’Istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia- non e’ affatto facile e sicuramente non lo e’ neppure all’interno delle famiglie. Per questo, come istituzioni, siamo sempre piu’ impegnati a promuovere azioni educative e di prevenzione che vengano realizzate congiuntamente da parte di tutti i soggetti responsabili dell’educazione, sia all’interno dei circuiti formali che di quelli informali, altrettanto decisivi”. Secondo gli ultimi dati relativi al 2016 dell’Osservatorio nazionale adolescenza su un campione di oltre 7mila adolescenti provenienti dalle diverse regioni d’Italia: il 4% dei ragazzi dichiara di aver fatto sesso inviando foto e video su WhatsApp, sui social network oppure telefonicamente, il 6,5% ha fatto sexting e il 2% invece ha fatto sesso davanti ad una webcam. Il 10% degli adolescenti (1 su 10) ha fatto selfie intimi o senza i vestiti e il 3% pubblica queste foto intime sui social network per mettersi in mostra. Al convegno presente anche il direttore della Casa pediatrica Asst Fatebenefratelli-Sacco, Luca Bernardo: “Stiamo vedendo che il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo vive un’esplosione e non sta certo migliorando (800 casi nell’ultimo anno appurati dall’istituto, con l’8% a livello nazionale). Innanzitutto bisogna avere finanziamenti che appoggino la legge che passera’ al Senato- ha concluso Bernardo- questo per garantire professionalita’, per dire basta alle carovane di improvvisatori a livello privato, perche’ questa e’ attivita’ che non si puo’ improvvisare”.