Pd, nervi tesi poi mediazione: primarie il 30 aprile, tre i candidati ufficiali

Le primarie del Pd per la scelta del segretario del partito si svolgeranno domenica 30 aprile. Una decisione che arriva dopo una lunga e tesa trattativa tra le diverse componenti del Pd e tra i ‘sostenitori’ degli attuali tre candidati ufficiali, Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano. Per tutta la giornata – come racconta l’Agi – la commissione congressuale, presieduta da Lorenzo Guerini, tenta di trovare la quadra, un punto di equilibrio tra la data del 9 aprile, voluta dal segretario uscente, e quella del 7 maggio indicata dagli altri sfidanti. In realta’ Emiliano e una fetta del partito avrebbero voluto che le primarie si svolgessero non prima di luglio (se non addirittura in autunno), ma l’unica mediazione possibile si e’ concentrata su un range che non poteva superare il mese di maggio. Una trattativa lunga, si e’ detto, che ha ritardato di quasi un’ora l’inizio della Direzione, chiamata a dare il via libera al regolamento congressuale.

Un’attesa scandita da vari appelli e dichiarazioni di parlamentari a favore di tempi piu’ lunghi. Alla fine, tutti i ‘contendenti’ hanno ceduto un po’: Renzi accetta di posticipare le primarie di tre settimane rispetto ai suoi desiderata; gli sfidanti acconsentono a un anticipo della data. E cosi’, alla fine, si cerchia in rosso sul calendario il 30 aprile con l’ok della Direzione (104 i si’, 3 i voti contrari e 2 gli astenuti). Ma il malumore permane, tanto che Gianni Cuperlo vota contro: “questo calendario e’ un altro errore”, afferma. E Francesco Boccia critica la decisione di posticipare solo fino al 28 febbraio il tesseramento al Pd per il 2016. Piero Fassino cerca di ricomporre le fratture e riportare il sereno specificando che la data decisa “risolve un problema non banale: si chiude cosi’ definitivamente il dibattito sul voto politico a giugno”. Critiche arrivano anche dalle opposizioni. Durissimi i 5 Stelle: “Il Pd impedisce il voto a giugno per arrivare almeno a settembre. Miserabili!”, accusa Luigi Di Maio. Caustico anche Danilo Toninelli: “Applausi al Pd che e’ riuscito nel suo piano: rinviare le elezioni a dopo agosto per intascarsi le pensioni d’oro!”.

Il regolamento congressuale, approvato oggi, prevede inoltre il termine ultimo delle ore 18 del prossimo 6 marzo per la presentazione delle candidature a segretario. Alle primarie potranno partecipare quanti si dichiareranno, all’atto della partecipazione alle primarie, elettori del Pd e potranno esercitare il diritto di voto versando 2 euro. Qualora nessun candidato ottenga alle primarie il 50 per cento piu’ uno dei voti, si andra’ al ballottaggio tra i due contendenti piu’ votati e sara’ l’Assemblea nazionale, il 7 maggio, a decidere. Fissata la data delle primarie, e in attesa di scoprire se ci saranno altri candidati oltre agli attuali, e’ di fatto ufficialmente iniziata la campagna elettorale per la sfida alla guida del Pd. Andrea Orlando, che garantisce di essere il candidato capace di “unire” tutto il partito e assicura di “correre per vincere”, incassa una sorta di endorsement da parte di Massimo D’Alema: “con Orlando segretario e’ un importante passo avanti. Si potrebbe riaprire il dialogo”.

Ma il Guardasigilli mette subito in chiaro: “Il dialogo non va riaperto con Orlando ma con tutto il Pd, che e’ la casa di diverse anime”. Quindi aggiunge: “E’ giusto che chi ha fatto il passo” di lasciare il partito “ci ripensi, a prescindere da chi sara’ il segretario del Pd”. Ma, soprattutto, Orlando annuncia lo stop al doppio ruolo: se dovesse vincere farebbe solo il segretario del Pd: “Per i limiti che mi riconosco, non sarei in grado di fare il premier e il segretario contemporaneamente e penso sia giusto pensare ad altre figure in grado di guidare il governo ma anche di tenere insieme la coalizione”.