Alimentazione e salute, la dieta mediterranea aiuta lo sviluppo dei bambini

“Nei 1.000 giorni che vanno dalla gravidanza ai primi anni di vita, uno stile di vita corretto puo’ influenzare positivamente il patrimonio genetico del bambino”. Lo dice Valentina Grimaldi, pediatra di libera scelta dell’Asl RmB di Roma e futura psicoterapeuta, ricordando che “un bambino sano oggi, sara’ un adulto sano domani”. Ancel Benjamin Key, biologo e fisiologo statunitense, “ha scoperto e riconosciuto i benefici della dieta mediterranea sulla longevita’. Fatto salvo l’aspetto biologico, la dieta mediterranea rappresenta innanzitutto uno stile di vita: aiuta a tornare alla convivialita’ e a riunire la famiglia intorno a una tavola valorizzando l’aspetto relazionale del cibo, importantissimo per lo sviluppo psichico del bambino. Esso parte proprio dalla relazione con l’adulto e passa attraverso il cibo. All’inizio della vita, infatti, l’allattamento e’ anche un modo per veicolare l’amore materno, pertanto la modalita’ con la quale viene offerto il cibo per certi versi- spiega la pediatra- puo’ diventare piu’ importante del cibo stesso: il bambino nei primi mesi di vita nella relazione con la madre struttura i suoi modelli operativi interni secondo Bowlby”. Il mangiare e’ un bisogno primordiale ed e’ autoregolato da un nucleo posto nell’ipotalamo. “Il bambino piccolo possiede quest’autoregolazione, che gli adulti devono imparare a rispettare. Fisiologicamente, verso i 2-3 anni, il piccolo iniziera’ a mangiare meno perche’ crescera’ di meno rispetto al primo anno di vita. E proprio perche’ si autoregola, il suo appetito diminuisce- fa sapere la pediatra-. Spesso dinanzi a questo cambiamento la madre tende a confondere il rifiuto del cibo con il rifiuto di se stessa, perche’ sente venir meno il suo ruolo di nutrice, ma in realta’ e’ chiamata a cambiare modo di essere: dovra’ aiutare il figlio a vivere nuove esperienze, ad assaggiare nuovi cibi e a sostenere la sua voglia di fare da solo. La convivialita’ della dieta mediterranea e’ un grandissimo sostegno in questo momento, perche’ lo stare seduti a tavola porta il bambino ad esplorare e a mangiare insieme, sicuramente piu’ volentieri. È chiaro che bisognera’ adattare un po’ la dieta della famiglia alla dieta del bambino, almeno nei primi 3-4 anni di vita, preferendo cibi semplici cotti in casa a quelli piu’ elaborati. Anche lo sviluppo del linguaggio, che e’ un processo di simbolizzazione e di astrazione compiuto dal bambino- chiosa la pediatra, prossima psicoterapeuta- nasce dalla relazione con l’adulto che e’ favorita in modo semplice e naturale dallo stare a tavola insieme”. – Quali sono le condotte sbagliate nell’alimentazione? “Un esempio per tutti e’ l’uso prolungato del biberon per colazione. Molte famiglie non hanno l’abitudine di fare colazione al mattino, pertanto nemmeno i bambini la fanno – risponde la pediatra- un momento invece molto importante: nutrizionalmente da’ l’energia per la mattinata e dal punto di vista relazionale e’ utile perche’ a pranzo spesso si mangia tutti fuori casa. Si aggiunga che si e’ osservato che spesso i minori obesi non fanno colazione”. Anche i tempi contano: “Si dice sempre che i piccoli non sanno stare a tavola. Certo- chiarisce Grimaldi- non 2 ore ma 10/15 minuti si’, e possono bastare”. A questo punto molte famiglie per supplire all’assenza della colazione e soprattutto per fare presto “incoraggiano l’uso del biberon, somministrandolo ai bambini addirittura nel sonno, poco prima di svegliarli! Ci sono bambini che usano il biberon addirittura fino ai 7 anni, sviluppando oltretutto importanti disturbi della deglutizione. Abbiamo tanti bambini con deglutizione atipica e quindi problemi di linguaggio, di ortodonzia, disturbi del palato, difficolta’ respiratorie e altro. Bere dal biberon oltre un certo periodo fisiologico favorisce una strutturazione funzionale della lingua e del palato che puo’ causare malocclusioni della bocca- chiosa il medico-. A volte ascolto mamme dire con orgoglio: ‘Riesco a dargli 250 ml di latte con il biberon’, e scopro che il figlio ha 6 anni. In queste situazioni ci troviamo di fronte a una grande incoerenza educativa: da un lato abbiamo bambini alimentati con biberon a 6 anni, dall’altro gli adulti richiedono a questi stessi bambini prestazioni e autonomie proprie di un adulto o di bambini piu’ grandi. Non si puo’ trattare i figli come bambini piccoli a cui dare il biberon e allo stesso tempo pretendere che parlino piu’ lingue, che pratichino piu’ attivita’ sportive ed abbiano una settimana piena senza uno spazio libero per giocare o stare semplicemente un po’ a casa. In una societa’ che parla tanto di bambini- conclude Grimaldi- credo sia importante ripensare a quale bambino ci si sta riferendo, se a quello reale o a quello che noi vorremmo, perche’ ritengo che sia veramente molto importante rimettere al centro dei nostri pensieri il bambino vero con le sue peculiarita’ di bambino e non di piccolo adulto”.