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Svolta nell’omicidio del penalista Enzo Fragala’. Sei arresti e il chiaro movente mafioso. “Un decisivo passo avanti riguardo alle indagini relative all’omicidio dell’avvocato Fragala’. Appena avuta l’opportunita’ di recuperare qualche nuovo spunto non ci siamo fermati perche’ ritenevamo estremamente importante – come l’omicidio di un noto professionista – non potesse e non dovesse esserci una risposta giudiziaria adeguata. Tanto e’ vero che con questa nuova ordinanza vengono arrestati nuovamente tre dei soggetti gia’ arrestati a cui si aggiungono altre tre persone non colpite dalla precedente ordinanza”: Cosi’ il capo della Procura della Republica di Palermo, Francesco Lo Voi, incontrando i giornalisti assieme al comandante provinciale Antonio Di Stasio e l’aggiunto facente funzioni Caterina Malagoli. Il gip parla – nell’ordinanza odierna – di omicidio volontario aggravato dall’articolo 7 (ovvero finalita’ dirette a rafforzare l’attivita’ di Cosa nostra). Insomma, gli emissari volevano uccidere il penalista. “I mafiosi volevano dare un segnale a tutta l’avvocatura palermitana”, spiega il procuratore”. “Fondamentale e’ stata l’avvio della collaborazione di Francesco Chiarello che aveva contribuito alla programmazione dell’azione contro Fragala’”. Raccolta anche una “confessione in diretta” – fatta da uno degli indagati mentre conversa con la moglie. “Dopo che e’ stata resa nota la collaborazione di Chiarello – ha detto Lo Voi – l’indagato dice: se questo parla io sono rovinato”. Le indagini sono state condotte dal Nucleo investigativo del comando provinciale di Palermo. “La causale dell’omicidio dell’avvocato Vincenzo Fragala’ – ribadisce Lo Voi – e’ di matrice prettamente mafiosa e l’omicidio e’ un segnale all’intera classe forense”. Per il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, colonnello Antonio Di Stasio Fragala’ “veniva considerato uno ‘sbirro’. Perche’ aveva intrapreso una linea professionale che andava contro i dettami di Cosa nostra e che dava fastidio”. L’azione punitiva era stata concepita come un pestaggio violento che poteva, come e’ stato, sfociare in un omicidio. “Era stato messo in conto tanto che – ha proseguito – l’ordine era quello di non toccare nulla, ne’ portafoglio ne’ altri oggetti di valore, perche’ il segnale doveva essere chiaro e il gesto doveva essere confuso con una rapina”. (AGI)

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