Mafia: mai più boss padrini di battesimo e cresima, il monito del vescovo di Monreale

“Non possono essere ammessi all’incarico di padrino di battesimo e di cresima coloro che si sono resi colpevoli di reati disonorevoli o che con il loro comportamento provocano scandalo; coloro che appartengono ad associazioni di stampo mafioso o ad associazioni piu’ o meno segrete contrarie ai valori evangelici ed hanno avuto sentenza di condanna per delitti non colposi passata in giudicato”. E’ in contenuto del decreto della diocesi di Monreale, che porta la firma dell’arcivescovo Michele Pennisi. Un pronunciamento che arriva dopo il caso del figlio di Toto’ Riina giunto a Corleone per fare da padrino alla nipotina. Una scelta del parroco compiuta senza informare la curia.
“E’ usanza antichissima della Chiesa dare al battezzando un padrino o una madrina – spiega nel documento il prelato secondo quanto riporta l’Agi – il cui compito, grave e delicato, e’ assisterlo, se adulto, nell’iniziazione cristiana, e presentarlo al battesimo con i genitori, se bambino, e parimenti cooperare affinche’ conduca una vita cristiana conforme al battesimo.
Anche il cresimando, per quanto possibile, e’ previsto che sia assistito da un padrino, il cui compito e’ provvedere che si comporti come vero testimone di Cristo e adempia fedelmente gli obblighi inerenti allo stesso sacramento”. Ebbene, viene ricordato, il canone 874 del Codice di diritto canonico prevede che per essere ammesso all’incarico di padrino “vi sia una condotta di vita conforme alla fede e all’incarico che si assume. Tutti coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della mafia o ad essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesu’ Cristo e, per conseguenza, alla sua Chiesa”. Commenta lo stesso Pennisi: “Abbiamo voluto dare un orientamento chiaro e netto. Non saranno possibili scelte diverse, La mafia e i mafiosi sono incompatibili con la fede e la Chiesa”.