Estorsioni, rinviato a giudizio Pino Maniaci di TeleJato

Era stato l’ulteriore colpo assestato a una certa antimafia. Una storia – non la prima e neppure l’ultima – che corrodeva il monumento eretto ai suoi alfieri. E che narrava, in questo caso, di una tv usata come clava e di sindaci trasformati in bancomat. Era il 4 maggio 2016 quando l’attivita’ di scavo degli investigatori e della Procura di Palermo restituiva agli spettatori sorpresi l’immagine di un Pino Maniaci indagato per estorsione e sottoposto al divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani. Oggi ne’ e’ stato disposto il rinvio a giudizio – “che io stesso ho voluto perche’ nella fase dibattimentale potro’ difendermi in maniera adeguata”, ha rivendicato – e il processo iniziera’ il 19 luglio. Un passaggio che arriva il giorno dopo l’ammainabandiera sulla sua tv annunciato dal giornalista di Partinico, schiacciato dal peso delle querele presentate anche da investigatori e magistrati.
“TREMANO TUTTI. MI CHIAMA PURE RENZI” – Nel frattempo alcuni dati per gli inquirenti appaiono chiari. “Si e’ scoperto – scrive gia’ quasi un anno fa il Gip nella corposa ordinanza – grazie all’attivita’ di intercettazione corroborata dalle dichiarazioni delle vittime (il sindaco di Partinico, Salvatore Lo Biundo e il sindaco di Borgetto Gioacchino De Luca) che Pino Maniaci, forte del potere mediatico ottenuto esercitato ha cominciato a sfruttarlo per vessare vari amministratori locali che, intimoriti dalle notizie lesive artatamente agittate dal direttore di Telejato, vengono costretti a versare anche periodicamente somme di denaro per evitare o prevenire la divulgazione di servizi televisivi lesivi del loro operato e onorabilita’”. “Fai tremare tutti con questa televisione”, dice l’amante al giornalista intercettato che si vantava della sua capacita’ di intimidire i sindaci e di ottenere cio’ che voleva, dai soldi – alcune centinaia di euro – a favori e contratti di lavoro, millantando i buoni rapporti con il prefetto di Palermo, la conoscenza di relazioni riservate che avrebbero potuto determinare l’accesso al Comune per verificare i condizionamenti della mafia. Si ritiene “una potenza”, uno davanti al quale “tutti si cacano se li sputtano in televisione”. Tutti “in fibrillazione… mi ha chiamato anche Renzi”, che in effetti l’ex premier gli aveva telefonato dopo le presunte nuove minacce. “Secondo te”, dice alla sua interlocutrice, “tutto questo rispetto da dove viene? E’ stata una minaccia la mia…”. E le vendette subite per fatti personali – come l’uccisione dei suoi cani – presentate e denunciate come intimidazioni: “Ora la scorta mi danno e il bordello succede…”. Salvo poi lanciare strali e offese contro istituzioni, magistrati e forze dell’ordine: “Tutti cose inutili e manciatari. Sono loro la mafia dell’antimafia”. La “scintilla” che fa divampare l’indagine per estorsione si accende nel 2013. I carabinieri indagano sulle famiglie di Partinico e Borgetto e intercettano una conversazione tra l’assessore comunale di Borgetto, Gioacchino Polizzi, e l’allora sindaco Davi’.
“A ME IL PREMIO DEL C…. DI EROE ANTIMAFIA – E’ l’8 maggio 2013 e Polizzi e’ molto agitato: “Ha voluto 2000 euro di magliettine gratis ed ha voluto tre mesi di casa in affitto che l’ho pagato io di tasca mia… questa e’ estorsione… pura estorsione… gli devi andare a dire a Pino Maniaci (Polizzi parla al telefono con l’allora sindaco Davi’), e mi avete obbligato tu e lui pure… vattene da Pino Maniaci perche’ succede la terza guerra mondiale… non faccio passi indietro”. “Lui (Maniaci) e’ mafioso, lui ha fatto estorsione nei miei confronti, io lo denuncio, vi tiro tutti in ballo. E’ e’ da 10 anni che faccio il consigliere comunale, ed io i malandrini e la mafia me li sbatto nella… “.
Amore, denaro e posti di lavoro. Il direttore di Telejato parlava al telefono con la sua “donna” e la rassicurava: “al primo concorso che c’e’… pubblico per andare a sistemarti per sempre in una azienda ospedaliera, a fare l’infermiera, Dopo che tu hai i tuoi 1500-2000 euro al mese io posso morire tranquillo”. Si legge nell’ordinanza del gip che Maniaci sosteneva che attraverso la sua tv era in grado di guadagnare titoli e onorificenze come l’Oscar della legalita’ (categoria ‘Eroe del nostro tempo): “A me mi hanno invitato dall’altra parte del mondo per andare a prendere il premio internazionale del ca… di eroe dei nostri tempi… quello che non hai capito tu e’ la potenza… tu non hai capito la potenza di Pino Maniaci! Stai tranquilla che il concorso te lo faccio vincere”. Lo Biundo – interrogato in Procura il 23 luglio 2015 – ha confermato le somme di denaro consegnate a Maniaci e anche la prosecuzione del rapporto di lavoro: “Mi ha detto che dovevamo farla lavorare a tutti i costi. L’unico modo era autotassarci”.
L’ULTIMA TENTAZIONE, “DIVENTERO’ SINDACO” – Il direttore di Telejato pensava anche di candidarsi a sindaco di Partinico. Il 20 gennaio 2015 afferma: “Aspettavo Salvo (Lo Biundo, sindaco di Partinico) per lo meno due anni… lui fra due anni si candida alla Regione e se ne va a casa e mi candido io…”. Un pensiero fisso – dettato anche dalle pressioni per le richieste di lavoro provenienti dalla donna – quello della poltrona di primo cittadino. Il 28 gennaio infatti, questa volta via sms, il direttore di Telejato le scrive, per rassicurarla in merito al suo impiego: “appena divento sindaco – scrive – diventi dipendente comunale a vita promesso giuro… prima che lo faccio il sindaco, e poi tranquilla: sono sempre Pino Maniaci!”. (AGI)