Riforma Scuola: via libera definitivo ai decreti attuativi, ecco le novità

Dopo un cammino cominciato nel luglio 2015, passata per le mani di due ministre – Giannini e Fedeli – la riforma dell’istruzione disegnata dalla ‘Buona scuola’ ha concluso il suo percorso normativo con l’approvazione di otto decreti attuativi, che riformano anche la maturita’ e l’accesso all’insegnamento. Per la verita’ era prevista anche un’altra delega, che riguardava la revisione del testo unico sulla scuola, ma per questa sara’ varato un ddl specifico e successivo. Ora le nuove regole dovranno essere attuate. E questo sara’ il banco di prova piu’ importante. Di “iniezione di qualita’ nella nostra scuola” ha parlato il premier Gentiloni tirando, assieme alla ministra Fedeli, le somme del lavoro svolto e portato a termine “nei tempi previsti” mantenendo le decisioni prese. Ringraziando sia la maggioranza sia le opposizioni “che hanno contribuito a migliorare i testi”, Valeria Fedeli ha fatto notare come tutti i provvedimenti approvati siano “collegati da un filo rosso: migliorare la qualita’ del sistema nazionale di istruzione”. Non tutte le novita’ decolleranno immediatamente. La nuova maturita’ ad esempio – 2 scritti invece di 3, 40 crediti invece di 25 al percorso dell’ultimo triennio, attivita’ di alternanza scuola-lavoro e svolgimento della prova Invalsi requisiti di ammissione all’esame – debuttera’ nel 2019. Il prossimo giugno i ragazzi dell’ultimo anno delle Superiori sosterranno l’esame di fine ciclo con le modalita’ di sempre. Anche le nuove regole per diventare insegnanti avranno bisogno di un po’ di tempo per andare a regime. Ma, come ha spiegato Valeria Fedeli, “il punto di equilibrio trovato consente intanto di sapere che c’e’ una data per il cambiamento e poi di riconoscere l’esistente”. Che non puo’ sparire con un colpo di bacchetta magica. E dunque e’ prevista una fase transitoria per chi oggi gia’ insegna. Poi si voltera’ pagina: concorsi banditi ogni 2 anni (il primo nel 2018), chi li passa entrera’ in un percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (Fit) con una retribuzione crescente, fin dal periodo della formazione. Alla fine del triennio se la valutazione e’ positiva l’agognata cattedra. Non tutti pero’ sono d’accordo sul fatto che l’obiettivo di riforma dell’istruzione sia stato pienamente centrato. La Cgil ritiene che “i passi avanti fatti, a partire dal piano di superamento del precariato” non bastino “per superare i limiti strutturali del sistema formativo italiano”. La Gilda e’ convinta che le risorse stanziate siano “del tutto insufficienti per realizzare gli interventi promessi” e annuncia che non mollera’ la battaglia contro la legge 107. Preoccupati gli studenti per il nuovo sistema di accesso all’insegnamento. “Per assorbire nel nuovo sistema tutte le figure che avevano intrapreso i vecchi percorsi di inserimento nella docenza si rischia infatti – spiega l’Udu – di escludere per lungo tempo i neolaureati dalla possibilita’ di accedere in ruolo”. Insoddisfazione anche per i finanziamenti per il diritto allo studio. “Irrisori” per Udu e Rete degli studenti i 60 mln destinati a borse di studio, mobilita’ e supporti per la didattica. (ANSA)