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Il messaggio dell’arciprete di Cattolica Eraclea, don Nino Giarraputo, in occasione della Settimana Santa. “Carissimi amati e benedetti dal Signore, siamo nella settimana Santa e vorrei arrivare al vostro cuore per invitare me e voi a viverla bene. Non solo un insieme di celebrazioni e riti ma sentirci partecipi della Passione del Signore nostro dolcissimo Gesù. Prendo le parole di Papa Francesco per iniziare bene la Settimana Santa. Alla Mercede qui a Cattolica il percorso spirituale della Settimana Santa. Poi gli esercizi spirituali al Purgatorio, mercoledì Santo il concerto- meditazione al Rosario con l’associazione Musicale “Scarlatti” diretta del maestro Mongiovì e poi il Triduo Pasquale nella Chiesa Madre SS Rosario che culminerà con la Pasqua. Vi invito a viverla la Pasqua non a fere solo la Pasqua.
Auguri di santità e di bene a tutti buona PASQUA.
UN RICORDO PER LA MENSA, A PAQSUA AGGIUNGETE UN POSTO A TAVOLA, AIUTATE LA MENSA “IL Signore ama Chi dona con gioia”.

Papa Francesco: “Non portare la croce solo come un simbolo di appartenenza, “un distintivo”, ma guardare al Crocifisso come a “questo Dio che si è fatto peccato” per salvarci.
La croce non solo simbolo di appartenenza ma memoria di Dio che si è fatto peccato per amore. Gesù quindi si “è fatto peccato”, come dice San Paolo, e ha preso su di sé tutte le sporcizie dell’umanità, si è fatto innalzare perché tutta la gente ferita dal peccato, lo guardasse. E chi non riconosce in quell’uomo innalzato “la forza di Dio che si è fatto peccato per guarirci”, morirà nel proprio peccato.
Chiedersi come portiamo la croce
La Chiesa propone dunque un dialogo con il mistero della croce:
“Oggi la Chiesa ci propone un dialogo con questo mistero della croce, con questo Dio che si è fatto peccato, per amore a me. E ognuno di noi può dire: “Per amore a me”. E possiamo pensare: come porto io la croce? Come un ricordo? Quando faccio il segno della croce sono consapevole di quello che faccio? Come porto io la croce? Soltanto come un simbolo di appartenenza a un gruppo religioso? Come porto io la croce? Come ornamento? Come un gioiello, con tante pietre preziose, d’oro…? Ho imparato a portarla sulle spalle, dove fa male? Ognuno di noi guardi il Crocifisso, guardi questo Dio che si è fatto peccato perché noi non moriamo nei nostri peccati e risponda a queste domande che io vi ho suggerito”.
Vi invito a prendere in questa settimana, cinque minuti, dieci minuti, seduti, senza radio, senza tv; seduti, e pensare alla propria storia: le benedizioni e i guai, tutto. Le grazie e i peccati: tutto. E guardare lì la fedeltà di quel Dio che è rimasto fedele alla sua alleanza, è rimasto fedele alla promessa che aveva fatto ad Abramo, è rimasto fedele alla salvezza che aveva promesso in suo Figlio Gesù. Sono sicuro che in mezzo alle cose forse brutte – perché tutti ne abbiamo, tante cose brutte, nella vita – se facciamo questo, scopriremo la bellezza dell’amore di Dio, la bellezza della sua misericordia, la bellezza della speranza. E sono sicuro che tutti noi saremo pieni di gioia”.

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