Green economy in cantina: muretti a secco indice di buone pratiche e sostenibilità ambientale, Sicilia apripista

Non solo tenute e vigne fanno ricco un patrimonio agricolo. Anche i capperi e i muretti a secco, un simbolo dell’architettura rurale, sono indice di buone pratiche e crescita sostenibile. Almeno per le cantine aderenti ai protocolli volontari promossi dal ministero dell’Ambiente. Tra le prime, nel 2010, le siciliane Tasca D’Almerita e Planeta, Donnafugata poi, a far della Sicilia del vino un laboratorio apripista sulla ricerca improntata alla sostenibilita’. Ma all’ultimo Vinitaly c’e’ stato un boom di accordi green, come riporta l’Ansa. L’impegno alla promozione dei valori legati alla sostenibilita’ sottoscritto, in fiera a Verona, dal ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti con Federvini e l’Unione Italiana Vini, e l’adesione al progetto Viva di misurazione volontaria di quattro indicatori (Aria, Acqua, Vigneto e Territorio) cresciuta dalle nove grandi cantine della fase pilota alle attuali 32. Aziende che, ha detto Galletti, ”ottengono un multivantaggio: la certificazione ambientale per esportare di piu’ e meglio, risparmiare il territorio e le materie prime. “L’ecologia nel vino e’ faticosa, noiosa, ma va fatta. E’ come una buona medicina, ti fa crescere” ha detto all’Ansa il conte Lucio Tasca, presidente della dell’azienda vitivinicola fondata a Regaleali nel 1830 e oggi con cinque tenute per un totale di 651 ettari, di cui 430 quelli vitati con oltre 50 varieta’ di vite delle quali 12 autoctone. “Con l’adesione al protocollo volontario Viva e al progetto “SoStain – save our souls” – ha detto il direttore generale Alberto Tasca d’Almerita – e’ scattato l’impegno a calcolare e certificare l’impatto aziendale sia sul territorio che nella comunita’. Nel bilancio 2016 siamo orgogliosi di annoverare 110 terrazze a vigneto sull’Etna, 52 piante di capperi, 113 pecore, 21 ettari di laghi e quindi acqua dolce, e oltre 402 mila Kwh di energia prodotti da fotovoltaico. Insieme ai 247 dipendenti, tutto cio’ rientra a pieno titolo nella nostra carta d’identita’”. Tra i requisiti del progetto SoStain, ha precisato la curatrice Vanessa Dioguardi, l’utilizzo di uve locali e il massimo impiego di dipendenti del territorio, oltre che il contenimento della solforosa, con tetti piu’ rigidi anche rispetto al biologico e alla biodinamica. Tra i risultati gia’ ottenuti: 657.851 bottiglie alleggerite di 140 grammi con un risparmio in termini di Co2 equivalente pari a 82,44 tonnellate”. “In soli 20 anni e’ avvenuta una completa rivoluzione – ha osservato oggi al Villaggio della Terra il vice ministro alle Politiche Agricole Andrea Olivero – ogni imprenditore agricolo sa che la tutela del territorio e’ fondamentale. Due decenni fa l’agricoltura era come allergica alla parola sostenibilita’, percepita come una minaccia di nuovi costi o impedimenti”